Giovanni Vigo, ཿil Mondo, n. 24;, 1 gennaio 1997
Toyotismo. Già negli anni del boom la casa automobilistica giapponese Toyota, che era stata all’avanguardia nell’organizzazione del lavoro e nella produzione just in time, cominciò ad avvertire gli svantaggi di un’eccessiva rigidità
Toyotismo. Già negli anni del boom la casa automobilistica giapponese Toyota, che era stata all’avanguardia nell’organizzazione del lavoro e nella produzione just in time, cominciò ad avvertire gli svantaggi di un’eccessiva rigidità. Tutto doveva essere programmato nei minimi dettagli per non perdere neppure un secondo e per evitare l’accumulo di scorte. Negli anni del ”toyotismo” la fabbrica giapponese si distingueva per la durata del lavoro annuale che aveva raggiunto le 2.315 ore, contro le 1.818 previste dai contratti. Nello stesso periodo il 60% del salario dipendeva dalle capacità delle squadre di lavoro di ridurre, mese per mese, il tempo necessario per raggiungere il tetto di produzione stabilito dall’azienda. Alla fine il sistema non resse e nel 1990 fu costituito un comitato composto da dirigenti e sindacati per ”umanizzare” il lavoro. Da quel momento le ore di lavoro sono gradualmente duminuite fino ad arrivare alle 1.900 attuali.