Varie, 28 febbraio 2003
MORCHIO
MORCHIO Giuseppe Rapallo (Genova) 20 novembre 1947. Ex amministratore delegato Fiat (2003-2004). Già manager Pirelli e consigliere d’amministrazione dell’Enel • «’Bravo a ristrutturare le aziende, molto attento ai numeri, implacabile nell’eliminare rami secchi, ma pronto a reinvestire. Come un Tatò, ma meno tagliatore di teste”. Chi ci ha lavorato assieme in Pirelli lo descrive così. Un manager che ha fatto carriera grazie alle sue indubbie doti, frequentando poco i salotti e arrivando ancora giovane a essere il braccio destro di Marco Tronchetti Provera. Del resto, la sua carriera è praticamente tutta sotto il segno della multinazionale della Bicocca, periferia nord di Milano. Tra cavi, pneumatici e fili isolanti. Sono ventuno gli anni passati negli uffici della Pirelli. Dove è arrivato nel 1980. Come titoli: la laurea in Ingegneria meccanica (110 con lode, perfezionamento ad Harvard) e sei anni trascorsi al settore cavi del Gruppo Manuli. Da quel momento percorre il cursus honorum della multinazionale: vice-presidente della logistica, vicedirezione dei pneumatici da camion (’85) e poi della produzione e qualità (’86). Segue l’esperienza internazionale: amministratore delegato della Pirelli Neumaticos a Barcellona (dall’89 al ”91) e della Pirelli Pneumatici Nord America (dal ”91 al ”93). Infine il ritorno a Milano, sempre ai massimi vertici della società. Un’esperienza, quella negli Stati Uniti, che ha molto influito sulla sua formazione professionale: ”Uno duro, ma pronto alla battuta e un grande motivatore di uomini, come i manager americani”, raccontano di lui. La sua uscita dalla Pirelli, gennaio 2001, coincide con il balzo ai primi posti della classifica dei dirigenti più ricchi d’Italia. Alla fine dell’anno precedente, Pirelli ha ceduto l’Optical Technologies, società del settore dei sistemi e dei componenti ottici all’americana Corning. Per Tronchetti Provera e per i suoi manager di fiducia, Carlo Buora e il capo della divisione Giuseppe Morchio è come vincere alla roulette: incassano 486 milioni di dollari al lordo delle tasse sotto forma di stock option che gli erano state assegnate pochi mesi prima. La parte più consistente del premio va a Tronchetti ma nel portafoglio di Morchio entrano più di 200 miliardi delle vecchie lire. Dall’uscita da Pirelli, il suo nome compare più volte come possibile candidato ai vertici dei grandi gruppi italiani. Nel 2002 è stato nella cinquina dei manager candidati a prendere il posto di Franco Tatò. All’Enel era arrivato come membro del consiglio di amministrazione nel maggio 2001, grazie al suo buon rapporto con Mario Draghi, l’ex direttore generale del Tesoro. Nel maggio 2002 lascia anche l’Enel. Da allora, rimane in attesa della grande occasione, dividendo il suo tempo tra la società di consulenza aperta a Milano (la MTecnhnologies, con un ufficio a Milano, a due passi dal Piccolo Teatro) e i consigli di amministrazione del Banco di Desio e della Fiamm, l’azienda vicentina che fabbrica, tra l’altro, batterie per auto» (Luca Pagni, ”la Repubblica” 27/2/2003) • «Chi ha lavorato con lui, e che lo ha seguito per parte dei suoi ventun anni trascorsi alla Pirelli, ne ricorda la voluminosa ”filofax”, la gonfia agenda iperorganizzata nella quale aveva racchiuso tutto il gruppo e che squadernava durante le riunioni di lavoro. Numeri, statistiche, insomma vita-morte-miracoli di ciò che in qualche modo avrebbe potuto tornare utile per la sua ”missione” alla Bicocca. […] Lo descrivono come manager dotato di grande energia, capace di ”fare squadra”. ”Un uomo di industria, non un ristrutturatore”, che bene si adatterà alle necessità di rilancio del gruppo torinese. Che ora si prepara a guidare il gruppo dal risanamento alla fase due, quella del ritorno alla crescita» (Stefano Agnoli, ”Corriere della Sera” 27/2/2003) • «[...] la breve e turbolenta stagione della Fiat guidata da Giuseppe Morchio e della malattia di Umberto Agnelli. La svolta avviene ancor prima dei funerali di Umberto. (è John Elkann che parla, ndmp) ”L’ingegner Morchio fece sapere a Gabetti e a Franzo Grande Stevens che era sua intenzione convocare un consiglio di amministrazione al quale sottoporre la proposta dell’assunzione del doppio incarico, di presidente e amministratore delegato. Da tempo però noi avevamo considerato che, per il buon funzionamento dell’azienda, fosse necessario tenere distinti i due ruoli. Un equilibrio adeguato che non avevamo intenzione di modificare. Il 31 maggio c’era l´assemblea della Banca d´Italia e Morchio voleva essere sicuro di arrivare a quell’appuntamento con il doppio incarico. Noi ritenemmo che ciò non fosse possibile”. In un giorno di lutto per la famiglia Agnelli si chiude l’era Morchio. [...] Al consiglio da lui convocato Morchio non si presenta. Il rumore delle pale di un elicottero che si alza in volo dalla pista del Lingotto è il segnale della sua uscita dalla Fiat. [...]» (Salvatore Tropea, ”la Repubblica” 6/3/2010).