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 2003  febbraio 27 Giovedì calendario

BATTAGLIA

BATTAGLIA Letizia Palermo 5 marzo 1935. Fotografa. Nel 1985 fu la prima europea a vincere il W. Eugene Smith Award americano • «La sua è la fotografia dell’impegno: coinvolta, sensibile, capace di restituire assieme alla drammaticità dell’evento anche la sofferenza di chi l’evento lo fotografa. Per molti anni è stata la responsabile dello staff dei fotografi de ”L’Ora” di Palermo e il suo nome è da sempre legato alla lotta alla mafia. Una lotta condotta coraggiosamente, giorno dopo giorno nelle strade della sua città, documentando omicidi, violenza, sofferenza, ma anche dividendo le speranze di quanti cercavano di opporsi» (Giovanna Calvenzi, ”Specchio” 20/10/2001) • «Ho lavorato per ”L’Ora” di Palermo dal 1974 al 1991. A ogni delitto ero obbligata a correre sul posto e a scattare, ma non avrei voluto. Mi veniva da vomitare, continuavo a sentire l’odore del sangue dappertutto, anche a casa mia. Mi costava molto dolore. Non ero una fotografa che documentava un conflitto estraneo. Ero nella mia isola, in mezzo a una guerra civile. Ci si ammazzava anche in modo misterioso, non si sapeva bene chi uccideva chi e perché, la gente aveva paura. Dopo qualche tempo, però, mi accorsi però che le mie immagini non erano semplici foto giornalistiche: documentavano fatti che stravolgevano Palermo e la Sicilia, e potevano servire per attirare l’attenzione del mondo su quanto avveniva nell’isola. Nel 1987 mi accorsi che documentare non mi bastava più. Sentivo il bisogno di agire. Eravamo in tanti a non volere più quell’orrore […] Mi sono dedicata alla politica: sono stata consigliere per i Verdi e assessore comunale, poi deputato regionale nella Rete del sindaco di Palermo Leoluca Orlando […] Alla politica ho dedicato dieci anni di vita. Ci sono stati momenti belli, ma niente è stato sereno in quel periodo […] Non riesco più ad avere a che fare con la violenza. Per molto tempo non ho avuto il coraggio di ammetterlo, poi ho deciso. Un giorno, a New York, un mio amico che stava in carcere mi chiese di fotografare i grattacieli. Io ci provai. Puntai l’obiettivo su quei palazzi immensi. Ma non scattai. Preferii fotografare i fili d’erba che crescevano davanti agli edifici. di questo che ho voglia adesso. Delle piccole cose che basterebbero per essere felici […] A Palermo ho fondato il Laboratorio di Informazione Fotografica dove tengo corsi di fotografia […] Credo che le mie foto di bambini e di donne siano le migliori. Fotografare gli uomini, invece, non mi viene così facile. Non lo so perché. Forse perché fotografo per costruire qualcosa, e con gli uomini costruire non è semplice. Sono troppo presi da se stessi per pensare ad altri. Anche se ho avuto con loro rapporti normali, anche se ho amato e sono stata amata, forse li stimo meno. Anche dal punto di vista professionale preferisco le donne. Sono più brave, più sensibili»(Anna Maria Speroni, ”Io donna” n. 48/2000).