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 2003  febbraio 25 Martedì calendario

RAVA

RAVA Enrico Trieste 20 agosto 1939. Trombettista • «Non importa cosa suoni con l’inseparabile Stefano Bollani al piano e i suoi musicisti, tutti italiani. Che sia il jazz più emozionante, ispirato ai suoi maestri Chet Baker e Miles Davis, o musica leggera d’autore rivisitata con tocco personale, colleziona entusiasmo e tutti esauriti. Senza trasgredire alla sua melodica ”jazzità”, Rava, che ha anche collaborato con Ivano Fossati, i Quintorigo e Gino Paoli, ha ora trovato l’Eden in Italia. Senza però rinunciare alle trasferte internazionali, come i quattro concerti che gli ha dedicato il Festival di Montreal, un onore riservato a pochi grandi maestri americani. [...] Per mia fortuna è da quando suonavo con Steve Lacy nel 1967 che le cose vanno in crescendo. La prima spinta l’ho avuta alla metà dei ’70 quando ho registrato una serie di dischi per la Ecm. Poi nel 1993, quando è uscito l’album Rava l´opera va per la Label Bleu, ho avuto un altro rilancio. Certo oggi mi fa impressione vedere la gente che non riesce a entrare nei teatri. Ma questo non succede solo a me. Sta emergendo un pubblico nuovo, trasversale, che s’interessa ai musicisti italiani. Sono persone che forse non conoscono Art Blakey o Wayne Shorter e non amano solo il jazz, ma anche altri generi, per esempio Paolo Conte o Carmen Consoli. Accanto ai jazzofili di vecchia fede è aumentata la presenza dei giovani che seguono la musica di alta qualità [...] Tutti lo danno per morto, ma il jazz è una musica così ricca, poco sfruttata. Ora, per una serie di circostanze favorevoli, ha acquistato un’importanza enorme [...] Ho sempre avuto un ottimo rapporto con i francesi. Sono stato uno dei primi europei nel ’76-’77 ad avere la copertina di ”Jazz Magazine”, la bibbia del jazz transalpino. Ma adesso adoro suonare qui, mi sembra che l’Italia sia il paese più interessante”. Una volta seguiva l´ortodossia del jazz, oggi improvvisa sulle arie di Giacomo Puccini, Giovanni D’Anzi, Carlo Alberto Rossi e Lucio Battisti. Come spiega la sua metamorfosi? ”L’opera che sentivo alla radio mi annoiava per quegli insopportabili tenori. Poi ho scoperto i tesori meravigliosi di certe arie di Verdi e Puccini che si prestano a essere riprese in un contesto musicale diverso. E ho capito perché Miles Davis e Gil Evans, prima di morire, volevano rifare Tosca a modo loro. Amo le canzoni italiane prima del rock, ce ne sono di bellissime e suonabilissime. Brani come Tu musica divina, Arrivederci o Le tue mani sono rimasti circoscritti al pubblico italiano, ma non hanno nulla da invidiare ai grandi standard americani. Battisti mi mancava perché, all’epoca del suo splendore, vivevo a New York. Poi su commissione del Ravenna Festival, ho fatto una ”full-immersion” nelle sue canzoni. Ne ho trovate solo una decina alle quali aggiungere qualcosa sul piano musicale. Le altre erano stupende cantate da lui”» (Giacomo Pellicciotti, ”la Repubblica” 24/2/2003).