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 2003  febbraio 25 Martedì calendario

Dean Howard

• East Hampton (Stati Uniti) 17 novembre 1948. Politico. Democratico. Dal febbraio 2005 presidente del partito • «[...] ex governatore del Vermont che [...] sembrava destinato a sfidare George W. Bush alla Casa Bianca e che [...] si era visto bocciare dagli elettori alla prima conta vera nei caucus dell’Iowa [...] Dopo il ko delle primarie si era lasciato andare ad un urlaccio sguaiato in diretta televisiva, trasformato (dai sostenitori) in un ”rap” di successo su Internet ma che era diventato la pietra tombale per le sue aspirazioni presidenziali. Ritiratosi ufficialmente dalla gara dopo le primarie in Wisconsin del 18 febbraio 2004, sembrava destinato a tornare nell’ombra. Aveva prestato senza troppa convinzione il suo patrimonio politico - costruito grazie ai fondi raccolti su Internet e a migliaia di giovani volontari entusiasti - a John Kerry, sostenendo il candidato presidenziale nonostante le divergenze sulla guerra in Iraq. L’effimero successo di Dean prima delle primarie era infatti dovuto principalmente alle sue posizioni ”pacifiste”, con cui aveva conquistato l’ala più liberal del partito - e i molti non-votanti della sinistra radicale ed ecologista che lo avevano eletto a loro campione - ma che gli avevano alienato le simpatie dell’apparato e dei dirigenti centrali. Il suo nemico numero uno era stato Terry McAuliffe, il chairman [...] che gliela aveva giurata e che secondo gli uomini di Dean aveva abilmente manovrato ”ai limiti della legalità” per far vincere Kerry. [...] Se sull’Iraq aveva posizioni ”pacifiste” eccessive per un politico americano, su diversi temi di politica interna l’ex governatore del Vermont è un moderato, qualcuno lo definisce addirittura un conservatore. Di sicuro è uno che spesso fa il contrario di quello che ti aspetti: in Vermont aveva rotto con la sinistra del partito per i suoi legami con businessmen della destra repubblicana ma aveva irritato i moderati per le sue posizioni ambientaliste; durante la campagna per la Casa Bianca si era inimicato la chiesa cattolica per le sue posizioni proaborto ma aveva sostenuto la necessità di dialogare con gli evangelisti; e si era beccato una valanga di critiche anche dai democratici del sud (in genere i più moderati) per avere detto che non bisognava condannare quegli americani che in Georgia, Alabama o South Carolina girano le strade sui pick-up con bene in vista fucile e bandiera confederata. Che sia un uomo difficilmente etichettabile - radical e moderato nello stesso tempo - lo dimostra il fatto che la sua nomina è stata appoggiata (in modo decisivo) dal clan Clinton e osteggiata dai kennedyani e dallo stesso Kerry, che gli ha schierato contro un suo uomo di fiducia, Donnie Fowler [...] il cui unico merito era quello di avere guidato la sua campagna (di Kerry) in Michigan e di essere figlio di un ex presidente del Comitato nazionale democratico. [...] Kerry ha dovuto alzare le braccia, accettare la sconfitta ed è salito sul carro del vincitore versando un milione di dollari (’avanzo” della campagna elettorale) per ricostruire la ”macchina” democratica; in più ha mandato una e-mail a tre milioni di sostenitori: ”Unitevi a me per aiutare il prossimo presidente del Democratic National Committee nel suo programma di ricostruzione della nostra organizzazione su base locale”. Dean ha avuto anche l’appoggio della grande maggioranza dei quadri locali democratici che sperano sia l’uomo giusto per unificare le diverse anime di un partito e per vendicare le ultime cocenti sconfitte. Il primo banco di prova impegnativo saranno le elezioni di midterm del 2006, che possono segnare la rinascita democratica o sancire il definitivo predominio repubblicano. Ma la vera scommessa è quella della Casa Bianca 2008, quando senza George W. Bush i repubblicani possono essere battuti. [...] la scelta di Dean farebbe parte del piano previsto dai clintoniani per ”coprire” a sinistra la ex First Lady che negli ultimi tempi ha preso ripetutamente posizioni ”moderate” sia in politica estera che interna. Un piano che non fa i conti con una ipotetica candidatura di Condoleezza Rice e neanche con la voglia di Casa Bianca che ancora agita i sonni dello stesso Dean» (Alberto Flores D’Arcais, ”la Repubblica” 11/2/2005).«Un po’, a parte l’altezza, somiglia anche a James Stewart. Il motivo per cui evoca James Stewart, non è, però, l’attore, ma il suo personaggio in Mr. Smith va a Washington, il film di Frank Capra su un provinciale che arriva nella capitale americana, tanto ingenuo da sconvolgere tutte le regole della politica. Dean non viaggia su aerei privati, ma in economica, sui voli di linea più scontati. La sua macchina è un fuoristrada del 1989. A casa, non ha la tv via cavo e le pulizie le fa una donna, una volta a settimana. Quando viene a New York, a caccia di finanziatori, dorme dalla mamma. [...] Ha attirato l’interesse di gente dello spettacolo, come Warren Beatty e Martin Sheen. Di personaggi influenti come David Boies, l’avvocato di Gore nello scontro presidenziale del 2000, e Ted Sorensen, l’uomo dei discorsi di Kennedy. Di finanzieri con le tasche profonde, come George Soros. il più intransigente anti-Bush fra i principali sfidanti dell’attuale presidente. Soprattutto sull’Iraq. E le emozioni che suscita ricordano il George McGovern che, in piena guerra del Vietnam, affrontò Nixon. Può permettersi di accusare i suoi principali concorrenti di essere ”troppo morbidi” con Bush perché, al contrario di John Kerry, di Joe Lieberman, Dick Gephardt e John Edwards, non appoggiò il voto del Congresso che diede a Bush i poteri di guerra. [...] E ha un’altra carta: l’America si interroga sullo spettro di crescenti deficit pubblici? Lui può esibire 11 anni di bilanci del Vermont in pareggio. [...] Secondo molti dirigenti democratici, è troppo a sinistra [...] vuole la riforma sanitaria, è un ambientalista impegnato, ha varato il matrimonio fra gay nel suo Stato. Troppo, per elezioni da vincere al centro. ” in gamba - ha commentato Harold Ickes, ex stratega di Clinton - ma mi chiedo dove può trovare i soldi per vincere”. L’appello di Dean ai valori liberal del partito ha, però, infiammato i militanti di base e la sua scommessa è di riuscire a portare alle urne i giovani sotto i 30 anni, oggi astensionisti in massa, ma conservatori in economia e liberal nelle politiche sociali, come lui. E a chi osserva che difficilmente il paese si affiderà ad un medico [...] proveniente da uno Stato di 600 mila persone, che in America viene visto come un incrocio fra contadini lunatici ed ex hippies, i suoi collaboratori rispondono che il governatore del Vermont è meno un outsider di quanto sembra. Quando viene a New York dalla mamma, il governatore si accomoda in uno spazioso appartamento di Park Avenue. Lieberman, Edwards, Gephardt sono di umili origini. Dean è figlio, nipote, pronipote di banchieri newyorkesi. Ha fatto Yale, come Bush. E nel minuscolo mondo della politica di un paese sterminato, le due famiglie si sono già incrociate: la nonna di George jr. è stata damigella d’onore al matrimonio della nonna di Dean» (Maurizio Ricci, ”la Repubblica” 24/2/2003). «Nonno e padre fecero fortuna a Wall Street, la casa di famiglia era a Hook Pond, Long Island, in uno dei nidi per super-ricchi e i genitori erano iscritti all’esclusivo Maidstone Golf Club, dove neri ed ebrei non venivano ammessi. Il Dna bianco, anglosassone e protestante di un ambiente che votava repubblicano si ritrova negli studi che lo portarono all’Università di Yale, come Bush, e dove, ancora come Bush, divenne noto per le allegre serate e la passione per il bere, che avrebbe abbandonato solo con l’addio al celibato per sposare Judith Steinberg, incontrata al college del Bronx dove entrambi studiavano medicina. Così Andrée Dean ha descritto il figlio su ”Time”: ”A Howard piaceva Wall Street, ma aveva un sentimento particolare per chi soffriva”. La professione di dottore è stata la svolta: lo portò in Vermont, dove ha esercitato per 12 anni, e a entrare in politica con i democratici, battendosi a Burlington per la costruzione di una pista ciclabile. Affabile con le persone e determinato nel lavoro durante la campagna presidenziale del 1975, fu nel team di Jimmy Carter - che lo preferì a Ted Kennedy - aprendosi una strada che lo avrebbe portato a scalare il partito nel Vermont divenendo deputato, vice-governatore e quindi nel 1991 governatore. Negli anni passati alla guida del Vermont a distinguerlo furono le scelte economiche di stampo conservatore contro gli aumenti di spesa e per pareggiare il bilancio. ”Definire Dean un liberal significa dire una menzogna - sostiene Tod Salmon, per due volte governatore del Vermont durante gli anni di Nixon e Ford - perché è un solido conservatore sulle questioni fiscali, sceglie di essere liberal su questioni-chiave”. Alla domanda se il vero Dean è il leader anti-guerra o l’amministratore del Vermont la madre Andrée risponde: ”Non è un liberal ribelle, ma speriamo che ancora non se ne accorgano”.[...] Scelte politiche a parte, il motivo per cui Dean ha conquistato i favori del pubblico e l’attenzione dei media - a cominciare dalle copertine di ”Time” e ”Newsweek” - è lo stile diretto, l’immagine del professionista affidabile. Il maggiore problema che aveva quando annunciò che si sarebbe candidato era l’assenza di grandi finanziatori. Per rimediare ha scommesso su Internet: se Bush e il vice Dick Cheney hanno lanciato la raccolta di fondi in serate in cui chiedevano duemila dollari per un hot-dog, lui si è mostrato sul proprio sito web mentre mangiava un panino al tacchino chiedendo grandi e piccole sovvenzioni. Ne sono arrivate a decine di migliaia di ammontare limitato - 25, 50, 100 dollari - che però a conti fatti gli hanno garantito 7,6 milioni di dollari, molto più di quanto i suoi rivali democratici sono riusciti a raccogliere. Il web è anche lo strumento per organizzare la campagna: ”Meetup.com” fa conoscere ai sostenitori gli appuntamenti, mentre la società ”Convio Inc” ha aiutato 1100 fans a creare siti Internet per sostenerlo. [...] La parte meno conosciuta del candidato è la moglie, Judith Steinberg, anche lei medico e determinata a mantenere professione e indipendenza se il marito dovesse arrivare alla Casa Bianca. Alcuni collaboratori di Dean hanno assicurato che ”sarebbe una First Lady senza precedenti”, perché continuerebbe a ”fare ciò che già fa”, senza cambiare vita. Il tentativo è di allontanare l’immagine di Hillary Clinton, che continua a dividere il pubblico. C’è un ulteriore motivo per prendere le distanze dall’ex First Lady. Dean collaborò con lei nel tentativo di riformare la sanità nazionale al punto tale che quando Bill Clinton presentò il progetto al Congresso si trovava seduto alle spalle di Hillary. Ma quel progetto fallì e alienò ai democratici le simpatie di gran parte dell’elettorato» (’La Stampa” 26/8/2003).