Varie, 25 febbraio 2003
BOLLANI
BOLLANI Stefano Milano 5 dicembre 1972. Pianista. Jazz. Comincia a suonare il piano a 6 anni. Nel 1996 la prima collaborazione con Enrico Rava. Ha suonato con tanti musicisti, tra cui Galliano, Metheny, McFerrin • «[...] il più apprezzato all’estero dei giovani leoni rampanti del jazz italiano che stanno conquistando il mondo. [...] un vulcano d’idee, una fucina di progetti [...] rappresentante di una generazione di musicisti che detestano rimanere ancorati a uno stile o una forma, ”Bolla” si diverte a giocare le carte più diverse, pubblicando un libretto dedicato all’America di Carosone, e macinando concerti con Rava, il suo quintetto e nei formati più diversi. [...]» (Giacomo Pellicciotti, ”la Repubblica” 22/1/2005). «Un autentico talento, versatile, brillante, prototipo di una generazione di musicisti che non ha pregiudizi, ma nella voracità onnivora trova la sua espressione naturale. Nato a Milano, ha vissuto ad Alba, poi a Firenze a lungo. […] ”Ho cominciato a suonare il piano a sei anni, perché volevo diventare un cantante” […] Come ha scelto la via del jazz uno che ha cominciato con Irene Grandi, Laura Pausini e Jovanotti? ”Da ragazzino ho scritto a Renato Carosone, che mi ha risposto suggerendomi il jazz e il blues, ”perchè sono alla base di tutto’. Ho seguito il suo consiglio”» (g. pel., ”la Repubblica” 24/2/2003). «In Giappone è una star, anche se ci ha suonato solo otto minuti quando è volato a Tokyo per ritirare il premio della rivista Swing Journal come ”miglior nuovo talento jazz” dell’anno. Un onore concesso finora solo ai jazzmen americani. Ma anche in Italia e in altri paesi europei la popolarità del pianista-showman Stefano Bollani è in vertiginosa crescita. [...] Ha vissuto ad Alba, poi a lungo a Firenze. Da lì il suo accento toscano, l’amore per la terra di Dante e l’indecisione se vivere a Lucca o a Pisa. ”Ma sono sempre via per una serie infinita di serate. Vorrei stare un po’ a casa, perché se suonare diventa un lavoro duro, che divertimento è? La mia ambizione è divertirmi con la musica”. Ma Stefano non è più solo il giovane solista rivelazione emerso qualche anno fa al fianco del più maturo Enrico Rava, il trombettista-giramondo. il suo momento magico e le apparizioni dal vivo si moltiplicano a ritmo frenetico, insieme ai dischi a suo nome o con Rava. In certi casi è difficile resistere alle lusinghe di un’ascesa che ha del sorprendente. [...] Estroverso, chiaccherone, Bollani si racconta volentieri. Curiosa è la storia dell’iperbolica fama nel lontano Giappone: ”Tutto è cominciato nel 2002, quando è venuto a cercarmi il produttore dell’etichetta nipponica Venus. Con il trio abbiamo già fatto tre dischi, il primo dedicato alle canzoni italiane, il secondo agli standard americani e il terzo alla musica di Antonio Carlos Jobim. bastato il primo a farmi vincere il referendum dello Swing Journal, la bibbia del jazz in Giappone. Quando me l’hanno detto, credevo fosse uno scherzo. Non era mai successo a un musicista europeo. Ma non è semplice organizzare un tour da quelle parti. Ci vuole una lunga programmazione. [...] Una vocazione da comico. ”Lo so, me lo dicono in molti che il jazz è austero e che forse esagero. Ma è un clichè, anche Dizzy Gillespie e Louis Armstrong sul palco facevano un sacco di scherzi”. Forse per questo [...] ha vinto a Napoli il Premio Renato Carosone, di solito concesso ai cantanti. ”Avevo undici anni quando scrissi al mio idolo Carosone, mandandogli una cassetta con le mie versioni dei suoi hit. Mi rispose con gentilezza, suggerendomi di suonare più blues, ”perchè è alla base di tutto’. Ho seguito il suo consiglio e non me ne pento”. [...] Il primo fanclub si chiama ironicamente ”I Bollati”. [...] Suona anche la fisarmonica e canta come un garbato crooner. [...]» (Giacomo Pellicciotti, ”la Repubblica” 2/1/2004).