Varie, 24 febbraio 2003
QUEEN
QUEEN LATIFAH (Diana Owens) New Haven (Stati Uniti) 18 marzo 1970. Cantante, attrice. «A otto anni s’è cambiata il nome, ha consultato un libro di nomi musulmani e Dana Owens è diventata Latifah, che vuol dire delicata e sensibile. Poi, arrivata ai 16 e mentre iniziava a far rap nei club di Manhattan, si è aggiunta il titolo di Queen. E da allora Queen Latifah ha inseguito due carriere: come una delle figure dominanti del rap femminile e, ogni tanto, al cinema. Ma solo adesso quel titolo di regina sembra diventato appropriato. Nella parte di Mama Morton, la direttrice del carcere pronta ad offrire ogni tipo di favori in cambio di una mazzetta, è una delle figure dominanti di Chicago. E tra le 13 nomination raccolte dal musical ce n’è anche una per lei, come attrice non-protagonista. [...] ”Vengo da una famiglia di poliziotti”» (Lorenzo Soria, ”La Stampa” 22/2/2003) • «Imponente cantante rapper, debutto al cinema in Jungle Fever di Spike Lee nel 1991 [...] La recitazione l’accompagna dalla scuola elementare, ma dopo quattro album e un Grammy (come miglior solo rap nel 1994 per U.N.I.T.Y.) solo recentemente ha cominciato a sentirsi veramente un’attrice. Non solo per Chicago, in cui come tutti i suoi colleghi ha anche ballato e cantato, ma per il suo primo ruolo di protagonista, accanto a Steve Martin, nella commedia Bringing Down the House diretta da Adam Shankman [...] ”Un giorno ero sul set con Steve Martin, che è pazzesco nella sua comicità, e mi sono detta, cazzo, sono davvero un´attrice!” esclama [...] Figlia di un poliziotto che aveva abbandonato la famiglia quando lei era adolescente (ma non prima di averle insegnato a sparare) è stata tirata su dalla madre nei quartieri poveri di Manhattan con il fratello Lance jr. Lavorava in un Burger King quando alla Tommy Boy Records sentirono un suo rap e le fecero un contratto nel 1988: il suo primo album, All Hail the Queen, conquistò subito il platino. Ma non è stato sempre facile: il fratello, anche lui poliziotto, morì anni fa proprio sulla moto che lei gli aveva regalato; nel 1995 lei e la sua guardia del corpo vennero attaccati ad Harlem e lei rimase illesa ma scossa psicologicamente; e sei mesi dopo veniva arrestata per guida sotto gli effetti di marijuana e con una pistola carica in macchina. Nell’autunno 2002 un nuovo arresto per guida in stato di ebbrezza le costava un processo e migliaia di dollari di multa» (Silvia Bizio, ”la Repubblica” 24/2/2003).