Guido Fontanelli e Fabrizia Sernia, Panorama 19/12/1996, 19 dicembre 1996
Negli anni 90 i managers sembrano rischiare moltissimo, più di altre categorie meno prestigiose. La probabilità che costoro perdano il posto di lavoro aumenta in modo esponenziale
Negli anni 90 i managers sembrano rischiare moltissimo, più di altre categorie meno prestigiose. La probabilità che costoro perdano il posto di lavoro aumenta in modo esponenziale. Dal 1992 sono stati espulsi dalle aziende italiane circa 20.000 managers ed oltre 30.000 quadri intermedi. In maggioranza sono persone relativamente giovani: oltre la metà ha un’età tra i 46 ed i 55 anni, mentre il 27 %, secondo i dati della Confederazione Italiana Dirigenti di Azienda (Cida), è sotto i 45 anni. Nelle stesse difficoltà sembra versare la categoria dei giornalisti: dal 1993 sono spariti dalle edicole 15 quotidiani e il numero dei redattori disoccupati ha superato di molto quota mille, circa il 10 % del totale. Le riorganizzazioni aziendali sono la causa principale della perdita del lavoro per i dirigenti. Questo sommovimento ha preso il via nel 1991, dopo una crescita ininterrotta iniziata negli anni 50, il numero dei dirigenti d’azienda ha iniziato a calare. E non ha più smesso mettendo in crisi anche i bilanci dell’ente previdenziale dei managers d’industria, l’Inpdai, che ha dovuto rinunciare ai sogni di privatizzazione per ripararsi nel porto, meno remunerativo ma più sicuro, della previdenza pubblica garantita dall’Inps. Dopo la perdita del posto è molto difficile essere riassunti, soprattutto se si è superata la boa dei 40 anni. Secondo un sondaggio condotto tra il ’94 ed il ’95 dal sindacato dei dirigenti industriali, la Fndai, soltanto il 10% degli interpellati ha trovato una collocazione adeguata al grado ricoperto in precedenza, Una percentuale ancor più esigua (il 3%) ha accettato un posto come quadro o impiegato, ma la stragrande maggioranza (43%) o è ancora alla ricerca di occupazione, o è impegnata in piccoli lavori di consulenza (33%).