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 2003  febbraio 20 Giovedì calendario

POZZATO

POZZATO Filippo Sandrigo (Vicenza) 10 settembre 1981. Ciclista. Nel 2004 vinse una tappa al Tour, nel 2005 la Hew Cyclassics, nel 2006 la Milano-Sanremo, nel 2007 un’altra tappa al Tour, nel 2009 il campionato italiano, nel 2010 una tappa al Giro d’Italia (la 12ª, primo successo italiano in quell’edizione) • «Giocava a hockey su pista, lo sbocco naturale per chi vive a Sandrigo, provincia di Vicenza, dove c’è una squadra plurititolata. Sulle rotelle ha cominciato a 4 anni, e vi ha passato 8 stagioni. E’ stato anche il più giovane convocato in azzurro. Hockey d’inverno e ciclismo in estate. Dalle rotelle alle ruote, ecco la vita di Filippo Pozzato. Finché papà Carlo l’ha messo di fronte al bivio: o l’uno o l’altro. Pippo, a 12 anni, ha scelto le ruote. E il 40˚ Trofeo Laigueglia ha consacrato il suo ingresso nel professionismo che conta. […] Anche nel ciclismo ha un piccolo record: è stato il più giovane a debuttare tra i professionisti. Nel 2000, a 18 anni e mezzo, è entrato nel gruppo baby della Mapei, che l’ha fatto crescere con calma. Nel 2002 ha vinto 14 corse. Dopo lo scioglimento della Mapei ha scelto la Fassa Bortolo[…]» (Luca Gialanella, ”La Gazzetta dello Sport” 19/2/2003) • «Ragazzino, [...] si era dedicato al ciclismo per imitare quei ragazzini velocissimi e colorati transitati un giorno in una corsa sotto casa sua. Subito si dimostrò una scelta azzeccata: campione regionale e poi italiano allievi, altri successi anche come cronoman e pistard, fino all’argento mondiale juniores ’98 in linea. Così nel ’99, quando aveva solo 18 anni, Pozzato fu ingaggiato dalla Mapei, allora il team più famoso. Dalla categoria juniores ai professionisti senza nemmeno passare per i dilettanti, un po’ com’è successo di recente al cestista americano LeBron James, il nuovo Michael Jordan, promosso direttamente dal liceo alla Nba senza transitare per il basket universitario. ”Subito tra i professionisti? Ma voi siete matti!”, fu la stupita reazione di SuperPippo, che tuttavia accettò la scommessa. Nel ciclismo d’élite ruppe il ghiaccio nel 2002, vincendo una crono nella Vuelta di Cuba. Di lì è stato un crescendo rossiniano, continuato anche dopo aver lasciato la disciolta Mapei per la non meno prestigiosa Fassa Bortolo del decano fra i ds, Giancarlo Ferretti. ”Che però ci ha messo un po’ ad accettare i miei capelli lunghi”, nei quali forse risiede l’erculea forza di Pozzato, autore nel 2003 di un pokerissimo: Laigueglia, Giro dell’Etna, tappa e classifica finale della Tirreno-Adriatico, Trofeo Matteotti» (Giorgio Viberti, ”La Stampa” 18/2/2004) • «Bello è bello. Con la faccia da Casanova e quei lunghi riccioli biondi che fanno imbestialire il sergente di ferro Giancarlo Ferretti. Sveglio è sveglio. Con la risposta sempre pronta e quella personalità da capopopolo che a qualcuno non va giù. Forte è forte. [...] Accattivante. Spigliato. Moderno. Pozzato è uno dei volti della nuova generazione di fenomeni che promette di portare una ventata di freschezza nel ciclismo. I compagni all’inizio lo hanno soprannominato il "Principe", per la cura dell’aspetto, lo stile da personaggio e il guardaroba Dolce & Gabbana. Pippo ha l’immagine del ragazzo-copertina che può dare una spolverata a un ambiente per certi versi ancora troppo retrò. [...] Tra coloro che credono in lui c’è Claudio Pasqualin, l’ex procuratore di Del Piero, che ha messo piede nel ciclismo incantato dal talento di questo giovane cresciuto con l’hockey a rotelle e la passione per il Milan. [...] da junior era il capitano della Nazionale che nel 1999 vinse il Mondiale di Verona con Cunego. A Valkenburg ”98 era stato argento su strada e bronzo nella cronometro. Su pista ha raccolto medaglie nell’inseguimento individuale e a squadre, prima di fare il salto dagli juniores ai professionisti, nel vivaio della Mapei. Un destino da campione già scritto» (Luigi Perna, "La Gazzetta dello Sport" 11/7/2004) • «Era talmente bravo nelle categorie giovanili, dove vinse un po’ tutto, che la squadra allora più potente, la Mapèi, lo convinse a 18 anni a diventare professionista senza passare attraverso la trafila dei dilettanti. Decisione che venne allora guardata con sospetto, ma il suo allenatore Damiani seppe farlo crescere senza l’assillo del successo a tutti i costi. Per un paio d’anni si accontentò di respirare l’aria del gruppo. Fu il più giovane corridore a passare professionista come era stato a suo tempo il più giovane azzurro convocato nell’hockey-pista, il primo amore lasciato a 12 anni per la bici. Non si è bruciato [...] Il 2003 era stato l’anno del passaggio da promessa a campioncino, molti successi fra cui la classifica finale della Tirreno-Adriatico [...] va forte soprattutto sui percorsi misti e nelle volate non molto folte è quasi imbattibile. il cosiddetto "finisseur", in salita si difende, a cronometro va bene e ha margini di miglioramento» ("La Stampa" 11/7/2004).