Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  febbraio 20 Giovedì calendario

GilYGil Jesus

• . Nato a Burgo de Osma (Spagna) il 12 marzo 1933, morto a Madrid (Spagna) il 14 maggio 2004. Presidente dell’Atletico Madrid (il quarto club calcistico di Spagna). «Dal 26 giugno ’87 è stato l’anti- Real Madrid. Meglio, l’anti-tutto. Prese il potere democraticamente, con 6.219 voti, il doppio del suo concorrente, e forse fu questo l’ultimo atto democratico della sua gestione. Dopo, di lui si ricordano più le cifre (di esoneri, spese e multe) e le frasi da non ripetere ai minori. Successi, pochi: una Liga nel ’96 e tre coppe di Spagna (’91, ’92, ’96). Allenatori, un’infinità: [...]. Antic [...] è quello durato di più (1.095 giorni) nella prima delle sue tre gestioni: l’ultima finì dopo 78 giorni. Il povero Ovejero ha due panchine di 9 e 10 giorni in tutto. Gli spagnoli si divertono a inquadrare Gil nelle statistiche: 132 giocatori comprati (tra i quali Vieri), 244 milioni d’euro spesi. I giocatori? ”Il mio errore è stato trattarli come persone”, disse nell’88. Due anni dopo aggiunse, con Ivic in panchina: ”Introdurrò nel mio club il metodo Berlusconi: decido io la formazione”. Tra uno scandalo edile a Marbella e una squalifica di 18 mesi per aver definito ”maricón” (gay) l’arbitro di turno (il francese Vautrot), trovò il tempo di chiudere il settore giovanile, la ”cantera”, che gli costava 2milioni di pesetas. Giusto in tempo per perdere Raul che, giovanissimo, chiese ospitalità al Real. I giudici hanno scoperto che, dietro la facciata un po’ folkloristica del presidente sempre sudato e sovrappeso, e della sua famiglia affamata, c’era un progetto preciso: una scalata illegale al vertice dell’Atletico. [...] i giudici hanno scritto che Gil decise già nell’87 ”di fare suo il club”, confondendo il patrimonio personale con quello dell’Atletico. Il presidente usò un conto personale per compiere operazioni a favore della squadra. Tra l’89 e il ’93 riuscì a truccare le carte contabili e, approfittando della trasformazione del club in società anonima sportiva, si impadronì del 63% delle azioni. Come? Facendosi riconoscere debiti inesistenti. Senza aver speso una peseta. Non solo. Tra il ’92 e il ’97, con la complicità del figlio Miguel Angel, per saldare un altro debito inesistente con tale ”Promociones Futbolisticas” (di sua proprietà, naturalmente), simulò la cessione di 4 giocatori: la cifra raggiunse quota 16,2milioni di euro. Milioni che adesso il tribunalegli impone di restituire. Milioni che, in pratica, s’è intascato. Ce n’è di che scrivere un testo universitario di contabilità creativa per studiosi italiani. Proprio l’Italia non è mai mancata tra i ”colchoneros” (materassai, per le maglie a strisce): Sacchi (240 giorni da tecnico), Ranieri (175), Vieri, Michele Serena, Albertini. Invece a Gil non piacciono, evidentemente, i giocatori con la pelle un po’ più scura: ”A quel negro di Valencia - disse di un suo giocatore colombiano - gli taglio la testa. Che muoia”. Una tendenza all’autoritarismo sfrenato l’avrebbe notata qualunque psicologo: nel ’93 Gil scrisse un decalogo per l’allenatore (quell’anno furono 6, un record). Niente, per uno che si era definito ”Dio” (’87), che aveva pensato di ”prendere a mitragliate un po’ di giornalisti” (’95) e, in un raro momento di umorismo, aveva paragonato l’allora presidente del Real a ”Idi Amin, il dittatore dell’Uganda” (’88)» (Fabio Licari, ”La Gazzetta dello Sport” 19/2/2003). «Lo chiamavano il fanfarone, è stato qualcosa di peggio [...] E dire che ci hanno provato in tutti i modi a disarcionarlo, ma niente. Jesus Gil y Gil è rimasto saldo sulla poltrona della seconda squadra di Madrid attraversando tempeste politiche, giudiziarie, economiche, e il carcere, come fossero insignificanti incidenti di percorso. Si era immedesimato troppo nel suo nome di battesimo. A volte diceva di essere un Dio, nei suoi mondi. E così si comportava. Diceva anche di ispirarsi nel calcio a Berlusconi e aveva parole e opere che, al confronto, Luciano Gaucci, è un lord inglese dell’Ottocento. Una passione, anche, lo accomuna al patron del Perugia. ”I miei cavalli sono più intelligenti di certi giocatori”. Con loro ci ragionava, gli esseri umani invece li insultava, fossero arbitri, magistrati, giornalisti, avversari sportivi e politici. Bisogna ammetterlo, quasi sempre col sorriso sulle labbra. [...] Tifoso, ovvio, del dittatore Franco, Jesus dirà che voleva ”fare il veterinario ma la vista del sangue mi fa orrore, così mi sono dato agli affari”. Prima vende auto, poi diventa uno spregiudicato imprenditore edile. Nel ’69, a 36 anni, conosce il carcere per la prima volta, condannato per il crollo del tetto di un ristorante che ha costruito lui dove muoiono 58 persone. Esce dopo 18 mesi, grazie a 400 milioni di pesetas e all’indulto del dittatore. Non sarà l’unico aiuto del generale. E più avanti, Gil farà costruire un suo busto nel municipio di Marbella, dove si trasferisce dal 1984 continuando a costruire palazzi e facendo soldi a palate. Grande appassionato di calcio, 3 anni più tardi diventa presidente dell’Atletico (ma tifava Athletic Bilbao), in modo pulito: alle elezioni ottiene la maggioranza assoluta grazie all’ingaggio mediatico di Paulo Futre. A tanti risulta persino simpatico perché, quando vuole, sa essere buono, generoso, coinvolgente, persino un padre per chi entra nelle sue grazie, come Vieri ad esempio. E poi ha un odio viscerale per il Real Madrid. Nella sua gestione riesce a vincere (una liga e tre coppe del Re) a crollare (una retrocessione in B) e a cambiare qualcosa come 40 allenatori, compresi Arrigo Sacchi e Claudio Ranieri. D’altronde difficile andare d’accordo con uno che in materia di gestione della squadra la pensa così: ”Chi paga sono io, quindi faccio quello che mi pare, decido anche sulle questione mediche. Ho il diritto di entrare negli spogliatoi e l’allenatore deve concordare con me la formazione”. il suo credo anche negli affari, peccato che esistano leggi che non ha scritto lui. Subisce ben 80 processi. Nella sua smisurata ambizione, si dà anche alla politica. Fonda un partito con la sigla del suo cognome, G. i. l.(Gruppo Indipendente Liberale) e il 26 maggio 1991 diventa sindaco di Marbella investendo tante pesetas e con lo slogan: ordine, pulizia, meno tasse e più lavoro. Ricorda qualcosa? A un certo punto confonde il suo patrimonio coi soldi pubblici e con quelli dell’Atletico. Nel ’99 la procura anticorruzione lo accusa di essere colluso con la mafia siciliana. Lui ribatte: ”Macché, mi perseguitano da Madrid perché il mio partito va bene”. Viene condannato per malversazione di fondi pubblici e falso in atto pubblico. Dopo tre giorni nella prigione di Malaga, ha una grave crisi ipertensiva, dopo 7 esce su cauzione. Nel 2002 si deve dimettere da sindaco, nel 2003 viene condannato a 3 anni e mezzo di carcere per truffa nei confronti del club: si sarebbe appropriato del 95% delle azioni senza spendere quasi niente. Gil deve restituire le azioni e la carica di presidente ma non molla: resta nell’Atletico come patron, nel luglio scorso versa nelle casse 11 milioni di euro e torna maggior azionista. E in febbraio l’Audiencia Nacional (massima istanza giudiziaria del Paese) gli dà ragione. Non ha fatto in tempo a godersi l’ennesima acrobazia» (Fabio Bianchi, ”La Gazzetta dello Sport” 15/5/2004).