Giacomo Papi, ཿdiario 14/2/2003, 14 febbraio 2003
Eliot. «Thomas era americano. Vivien era inglese. Tom parlava a voce bassa e aveva gli occhi gialli
Eliot. «Thomas era americano. Vivien era inglese. Tom parlava a voce bassa e aveva gli occhi gialli. Vivien a voce alta e aveva gli occhi grigi. Tom era alto e vestiva come un dandy. Viv era mingherlina e amava ballare [...] Gli apparve in un giorno di marzo del 1915, su una piccola barca che risaliva il fiume Cherwell, a Oxford. A bordo, un fonografo diffondeva musica ragtime». Lui aveva 27 anni, lei stava per compierli. Erano l’opposto l’uno dell’altra, «a unirli soltanto un dato biografico: avevano madri oppressive». Thomas Stearns Eliot era nato nel 1888 a Saint Louis, Missouri. Il padre Henry dirigeva una fabbrica di mattoni, la madre, Charlotte, discendeva da un’antica famiglia puritana del Massachusetts. In casa, «comprarsi una candela per sé era considerato un atto di autoindulgenza». Thomas era un bambino tranquillo: giocava poco con gli altri, anche per via di una doppia ernia congenita, ma era capace di rimanere tutto il giorno seduto su una sedia a dondolo, a leggere. Vivien Haigh-Wood era figlia di un pittore del Lancashire e «si vergognava delle sue origini del nord». Da piccola aveva sofferto di tubercolosi ossea, malattia che, «se non le aveva lasciato ricordi, le aveva donato una madre apprensiva». Rose Haigh-Wood pretese di farla curare da sir Frederic Treves, medico della Regina Vittoria e di The Elephant Man. Le ossessioni materne peggiorarono quando lei sviluppò: aveva mestruazioni irregolari, cosa che all’epoca era considerata sintomo di un qualche disturbo mentale tipicamente femminile (come l’isteria). Rose era convinta che la figlia soffrisse di moral insanity («follia morale») e credeva nella «degenerazione della razza inglese provata dal disastro della guerra boera»: per questo, aveva il terrore che Vivien avesse figli. Per lei l’unica via di fuga divenne il matrimonio. Sposò Eliot tre mesi dopo averlo conosciuto, il 26 giugno del 1915.