varie, 19 febbraio 2003
BARZINI
BARZINI Benedetta Porto Santo Stefano 22 settembre 1943. Giornalista. Modella • «Un’icona di quella moderna età dell’oro che sono stati gli anni Sessanta […] Ex cover girl di ”Vogue” […] Suo padre era Luigi Barzini jr., giornalista di fama, elegante, cosmopolita, molto preso di sé e dalla sfrenata competizione con il mito di Barzini sr. Quello della Parigi-Pechino. Sua madre era la temibile Giannalisa Feltrinelli, nota per il monocolo che le copriva l’occhio di vetro, ricordo di un incidente di caccia (e di un amante geloso) oltre che per la clamorosa eredità ricevuta dal primo marito. Il fratellastro, che Benedetta non ha fatto in tempo a conoscere e amare come avrebbe voluto, era quel Giangiacomo morto sotto un traliccio a Segrate […] ”La bellezza, come la bruttezza, è un handicap. Non sapendola gestire, l’ho mitigata con l’anoressia. Che è durata molto, dai 14 ai 24 anni: facevo come i cammelli, mi riempivo e poi niente per una settimana. Era come se non potessi salvare la mente e il corpo: il corpo andava distrutto per milioni di motivi, fra i quali il rapporto con mia madre. Terrificante. Non ha mai compiuto il lavoro di madre. Non mi ha mai portato a scuola, mai fritto un uovo, ma consolata per un incubo. Quando ci trascinò a New York, lei aveva una suite al sedicesimo piano e noi stavamo al terzo con la governante. Mi confondeva con mia sorella: ”Tu chi sei: Ludina o Benedetta?’. E quand’ero diventata modella, visto che tutti parlavano di ”Vogue’, si mise a ritagliare delle fotografie, stupita che una cretina come me fosse riuscita a combinare qualcosa: un giorno me le mostrò, ma quella delle foto non ero io. Glielo dissi e rispose: ”Tanto siete tutte uguali’. I soldi del primo marito le devono aver dato al cervello e non era consapevole di non volere figli. In particolare non voleva me che sono nata un anno dopo Ludina. Nel frattempo si era inserito un altro personaggio: credo non abbia mai saputo se ero figlia di Barzini o dell’altro. E poi io ero bella, quindi mi odiava […] Barzini era inesistente come padre […] Come sono fuggita da quella prigione familiare? Scappando dalle cliniche per anoressiche: la terza volta, a Ginevra, andai dal console italiano che era Antonello Pietromarchi, giovanissimo. Mi diede un passaporto italiano e mi aiutò a ottenere dal Tribunale dei minori di Ginevra un documento che impedisse a mia madre di agire contro di me. La carriera di modella è stata l’inizio della guarigione, anche se poi ci sono voluti dieci anni di analisi e la determinazione di non darla vinta a mia madre: non sarei morta per lei. stata la prima volta che qualcuno mi ha detto ”Vogliamo te’: dieci giorni di lavoro a New York per ”Vogue’. Non sapevo neanche cosa fosse, ma andava bene, non li avrei delusi. Diana Vreeland, la mitica direttrice, era bruttissima ma aveva molto fascino, muoveva le mani in modo magnetico. Era autorevole e volitiva, le sessioni in cui si sceglievano abiti, accessori e modelle erano quasi delle cerimonie. Ho fatto la modella, seriamente, dal 1963 al 1969. E non sono mai caduta nella trappola della bellezza. Sono sempre stata consapevole di essere una semplice materia prima che, truccata, decorata e mascherata, permetteva allo stilista o al fotografo di rappresentare quel che volevano rappresentare. […] Quello della modella è l’unico lavoro nel quale le donne hanno conquistato un potere contrattuale molto maggiore di quello maschile. E nessun fotografo osa pizzicare il sedere a una che sta per diventare una top model […] Per fortuna, questa faccia poco commerciale mi ha impedito di fare i soldi e mi ha precluso i fringe benefits della professione, tipo cena con lo sceicco o particina nel film […] Jet Set? Pochissimo, per curiosità […] Le modelle si invitano solo quando servono belle donne da mettere vicino a uomini potenti […] Non ho mai lasciato un fidanzato, se ne sono sempre andati loro. Sono un po’ faticosa. I due gemelli, Giacomo e Caterina, li ho avuti dal regista Roberto Faenza. Un matrimonio durato pochissimo, lui non voleva i bambini. Poi, però, mi ha perseguitato 13 anni in tribunale per riprenderseli: per lui ero inadatta a fare la madre. Il papà degli altri due, Irene e Beniamino, è Antonio Barrese, un grafico che mi ha aiutato molto a ricostruirmi una normalità […] Una storia durata sette anni. Poi ha trovato una fidanzata molto più giovane che era brava anche a trovargli i lavori”» (Paola Zanuttini, ”Il Venerdì” 3/11/2000).