18 febbraio 2003
O. Henri, di anni 16. Torinese, l’abitudine ad abbondanti dosi di gel per tenere i capelli dritti in testa, l’idea di dedicarsi alla ginnastica artistica
O. Henri, di anni 16. Torinese, l’abitudine ad abbondanti dosi di gel per tenere i capelli dritti in testa, l’idea di dedicarsi alla ginnastica artistica. Sempre sorridente e canticchiante, nonostante una leucemia da bambino, seguita da epatite per trasfusione. Genitori separati, viveva in una modesta casa di ringhiera insieme alla madre Luisa, di anni 36, operaia a Settimo, e due fratelli di 11 e 12 anni. Dai tempi delle medie, grazie a una gita scolastica a Venezia, era fidanzato con Marta, di anni 15. Qualche settimana fa lei aveva scoperto di essere incinta di un mese e mezzo. Decisa comunque ad abortire prima che il padre intuisse qualcosa, si presentò al consultorio con Henri e la madre di lui. Giovedì 6 non aveva ancora ottenuto l’autorizzazione a interrompere la gravidanza. A sera Henri le annunciò per telefono che si voleva uccidere. Poi spense il cellulare, staccò dal muro l’apparecchio di casa. Prese una corda, una sedia, scese in garage e si lasciò andare da una trave del soffitto. Lei arrivò subito dopo e urlò al fratello di Henri di aprire lo scantinato: lui spaccò il vetro e vide i piedi del fratello a un palmo da terra. In un vicolo di Rivoli, centro industriale alla periferia di Torino.