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 2003  febbraio 18 Martedì calendario

Bannister Roger

• Harrow (Gran Bretagna) 23 marzo 1929. Mezzofondista. Primo uomo a correre il miglio in meno di quattro minuti: 3’59’’4 il 6 maggio 1954. «L’impresa fu celebrata come un evento dello sport. Le cronache dell’epoca ci regalano magnifiche immagini di un tentativo ritenuto impossibile, rimasto in forse a lungo perché quel giorno solo una mezzora prima della gara, disputata alle 18, il vento che aveva soffiato fino a quel momento impetuoso, si quietò permettendo il regolare svolgersi della prova. Bannister, allora venticinquenne studente di medicina destinato a diventare neurologo di fama mondiale, ebbe in quell’occasione come compagni d’avventura Chris Brasher, due anni dopo campione olimpico dei 3000 siepi a Melbourne e poi dedicatosi al giornalismo, e Chris Chateway, in seguito uomo politico. I due si sacrificarono nel ruolo di lepri, cosa abbastanza eccezionale per quei tempi, dettando il ritmo della gara per tre dei quattro giri: poi Bannister rimase solo, a stringere i denti e lottare contro il cronometro. L’immagine mentre taglia il traguardo a occhi chiusi è sintomatica dello sforzo che deve essere stata per lui quella prova, quel coronamento di un sogno che pareva irrealizzabile: due secondi esatti meno del limite mondiale fissato dallo svedese Gunder Haegg nove anni prima, il 17 luglio, a Malmoe. Un Bannister stremato dopo il traguardo fu sorretto dal padre e neppure si accorse dell’annuncio che un emozionatissimo speaker, Morris McWhirter, stava facendo: ”Signore e signori, questo è il risultato della gara numero 9: primo, il numero 41, Roger Gilbert Bannister, dell’Athletic Amateur Association, di Exeter e già del Merton College, con un tempo che è il nuovo record del meeting e della pista e che, se confermato, sarà il nuovo record inglese, britannico, europeo, dell’Impero e mondiale. Il tempo è 3’...”. L’urlo della folla rese, dicono le cronache, incomprensibili gli altri numeri, mentre l’autore dell’impresa solo qualche minuto dopo aprendo gli occhi avrebbe sussurrato ai genitori la domanda che aveva in gola: ”Ce l’ho fatta?”. Oggi Bannister, insignito del titolo di Sir, ricorda con un sorriso quel giorno: ”Nelle ultime 150 yards (135 metri abbondanti, ndr) provai una violentissima stanchezza. A darmi forza fu proprio la paura di non farcela ad aver ragione di quella barriera che tanto mi aveva attratto, spingendomi alla corsa. Ci volle una decina di minuti prima che il tempo venisse ufficializzato dall’altoparlante: sentii solo 3’, poi il boato della folla coprì il resto. Ma non era importante”. ”Rispetto a quel che accade oggi io mi allenavo poco. Praticavo l’atletica ma soprattutto studiavo medicina. Per questo, proprio perché i due impegni erano difficili da conciliare, alla fine di quel 1954 rinunciai a proseguire con l’agonismo. Mi ritirai, pago di quanto ero riuscito a fare: a reggere altri due anni, fino all’Olimpiade di Melbourne, visto l’impegno dello studio e la pesantezza degli allenamenti, non ce l’avrei fatta”. Bannister di certo seppe essere, al tempo stesso, professionista e dilettante: si applicò meticolosamente nell’atletica, dando il massimo in ogni gara al punto che i suoi svenimenti furono ricorrenti, curando la preparazione nei dettagli (per esempio trascorse alcune settimane in montagna prima del tentativo mondiale ad Oxford) e offrendo sempre il meglio di sè in ogni competizione. Ma al tempo stesso concepì lo sport con lo spirito dilettantistico, lasciando che l’attività agonistica riempisse un determinato periodo della sua vita, per poi dare spazio ad altri aspetti della sua personalità e cultura, diventando scienziato nel campo della medicina» (’La Stampa” 5/5/2004). «Al via del miglio, in quel 6 maggio 1954, non si presentò certo un corridore sconosciuto. Roger Bannister, 187 centimetri di altezza, 70 chili di peso, falcata magnifica ed efficace, era arrivato quarto nei 1.500 metri ai Giochi Olimpici di Helsinki (1952) e aveva vinto il bronzo agli Europei di Bruxelles (1950). Nel miglio, gara classica specialmente nei Paesi di lingua inglese, Bannister si era migliorato passando da 4’53’’ della sua prima gara (1946) a 4’02’’ del giugno 1953, tempo non omologato, perché Bannister si era fatto ”tirare” nella seconda parte della corsa da un doppiato. Bannister preparò la gara di Oxford, con l’applicazione e la precisione con le quali studiava medicina, affidandosi ai consigli di Franz Stampfl, un tecnico di origine austriaca, che più tardi fece fortuna in Australia. Secondo la tradizione inglese, Bannister si era preoccupato di migliorare soprattutto il suo sprint. In particolare, cominciò a preparare la gara di Oxford a partire dal 12 aprile, con un lavoro specifico, che prevedeva anche quattro giorni di camminate sulle montagne scozzesi. Ultimo allenamento il 30 aprile, poi cinque giorni di riposo assoluto. Bannister, maglia numero 41, decise di correre soltanto all’ultimo momento: temeva che il vento e il freddo avrebbero tagliato le gambe a lui e ai suoi compagni di club, Chris Chataway e Chris Brasher. Alle sei di sera, il vento si placò e Bannister capì che era venuto l’ora di provare. Sei i corridori in gara. Brasher, non un carneade (avrebbe vinto l’oro olimpico dei 3.000 siepi), tirò la gara nei primi due giri e mezzo, poi toccò a Chataway. Bannister, a 230 yards dall’arrivo, accelerò per tagliare il traguardo in 3’59’’4. Il vecchio record dello svedese Gunder Haegg (4’01’’3, Malmoe, 17 luglio ”45) venne frantumato di quasi due secondi. Ricorda Bannister, sorretto dal padre, dopo il traguardo: ”Il ritmo non era stato sufficientemente alto e dovetti correre l’ultimo giro in 59’’ per scendere sotto i quattro minuti. Quando tagliai il traguardo non riuscii neanche ad esultare, perché sopraffatto dal dolore e dalla fatica»” Curioso che il cronometrista del record fosse Norris McWhirter, fondatore del Guinness dei primati [...] Curioso che lo speaker annunciasse: ”Il tempo è il nuovo record del meeting, della pista, inglese, britannico, europeo, dell’Impero e mondiale”. L’atletica vive di grandi ”barriere” da abbattere, ma la grandezza di Bannister è stata quella di aver bruciato i tempi. L’incredibile eco dell’impresa di Bannister scatenò la concorrenza. Il 21 giugno, l’australiano Landy corse il miglio in un tempo favoloso (3’57’’), nuovo record mondiale, e allora si decise di mettere di fronte i due straordinari corridori nel miglio organizzato il 7 agosto a Vancouver in Canada, ai Giochi del Commonwealth. Un evento che vide una mobilitazione di giornali, radio e persino tv assolutamente innaturale per i tempi. Bannister riuscì a compiere un capolavoro tattico: rimase nella scia di Landy (che aveva tenuto nascosto un problema ad un piede: aveva calpestato al buio una lampadina) per gran parte della gara, accettando anche il rischio di perdere qualche metro, ma trovò le energie per uscire nel rettilineo finale con una progressione irresistibile, che gli valse l’oro in 3’58’’8 (contro 3’59’’6), correndo i 109 metri finali in 16’’6 contro i 17’’7 dell’avversario. E per completare un 1954 straordinario, Bannister vinse anche l’oro agli Europei di Berna: ”La mia carriera finì lì; dopo quelle vittorie era venuto il tempo di dedicarsi seriamente allo studio e di preparare la laurea in medicina. Quel giorno a Iffley Road capii che se mi fossi applicato nella vita come nell’atletica avrei potuto raggiungere risultati importanti”» (Fabio Monti, ”Corriere della Sera” 6/5/2004).