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 2003  febbraio 18 Martedì calendario

Bartlett John

• Columbus (Stati Uniti) 1963. Stilista • «Mia nonna era un po’ lo scandalo della famiglia, con le sue mille parrucche multicolor, i suoi abiti stravaganti, il suo lavoro notturno in un night club dove si esibiva come cantante [...] A 16 anni, al liceo, mi ero innamorato di un ragazzo molto più grande conosciuto a una gara di tuffi, il mio sport preferito. ”Mamma, papà, sono gay”, avevo annunciato [...] Sognavo la Grande Mela. Sognavo di scappare a New York. Avevo anche scelto l’università, la Columbia University, la più bohèmienne sul mercato. Ma avevo solo 18 anni, due genitori dell’Ohio troppo apprensivi e una lettera d’ammissione, fresca di postino, alla mitica università di Harvard, che mio padre sventolava con orgoglio sotto il naso dei vicini [...] Non ero interessato alle lezioni, facevo giusto il minimo indispensabile per superare gli esami e non essere cacciato dall’Università. Ero molto più interessato ai cambiamenti di costume di quel periodo. Era la metà degli anni 80, Anni Lennox imperversava con quel suo look androgino, la bisessualità stava diventando una moda [...] Comunque, riuscii a rosicchiare una laurea in sociologia e un viaggio premio di sei mesi a Londra, offerto dai miei genitori [...] A Londra ero diventato il fan numero uno di Jean-Paul Gaultier, il grande stilista, il primo a proporre il cross-gender, una moda trasversale che gioca a mischiare elementi maschili e femminili. E allora, visto che non sapevo cosa fare, sono finalmente volato verso la mia New York [...] Tutto quanto è successo da allora, dalla mia prima sfilata di moda nello scantinato di un amico a Soho (con i modelli che cadevano in continuazione dai cubi di cartone costruiti la sera prima e un altro amico addetto a un giradischi tutto scassato) agli articoli apparsi sui giornali che mi ritraevano come la grande promessa della moda, fino all’incontro con Donatella Girombelli che ha subito creduto in me, è ancora tutto un sogno»(’Madame Class”, settembre 1999).