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 2003  febbraio 18 Martedì calendario

Struth Thomas

• . Nato a Gelden (Germania) nel 1954. Fotografo. «La sua opera ha superato da almeno un quindicennio l’apprezzamento esclusivo degli esperti e degli appassionati [...] Lo stile clinico ed analitico, che caratterizzerà ogni passo successivo della sua opera è presente sin dai primi scatti, nei quali evita ogni possibile soggettività attraverso un punto di vista studiato geometricamente al centro dell’inquadratura, e riesce a creare nello stesso tempo una serie di suggestioni comparative che restituiscono il senso più intimo della realtà raffigurata. [...] Le fotografie più celebri raffigurano la reazione di contemplazione, indifferenza e abbandono di anonimi visitatori all’interno di chiese e musei: la forza rivoluzionaria dell’arte, e la libertà di scelta di fronte al mistero della proposta religiosa, vengono immortalate in un gioco di specchi che raddoppia l’effetto catartico. Sono composizioni semplici e casuali soltanto in apparenza, che rivelano in realtà un’attenzione spasmodica al dettaglio, ed una ricerca di un’equilibrio formale che finisce per essere il primo segno del mistero dell’esistenza. E’ un approccio che non consente alcun senso di debolezza o nostalgia rispetto al passare ineluttabile del tempo, e che costringe a riflettere sul modo in cui ci poniamo di fronte all’apparenza delle cose che ci circondano. All’interno di questo universo asettico, che si colora di grigio nella raffigurazione delle periferie urbane, e che celebra in ogni scatto la necessità dell’oggettività, cerca di trovare ”il proprio posto nel proprio tempo”, ma individua il riflesso di una misteriosa armonia nelle opere d´’rte e negli antichi luoghi di culto» (Antonio Monda, ”la Repubblica” 17/2/2003). «’Visitando i musei - racconta - ci si accorge come l’arte diventi feticcio e perda le sue origini. Le circostanze della nascita di un’opera sono molto private poi, quando diventano famose, perdono la loro intimità e la loro innocenza. Le mie fotografie le rendono vive, quando torno in accademia sono scioccato per come invece appaiono vecchie ed esauste [...] Solitamente metto la camera e aspetto la gente che appare” [...]. Il sogno umano di perfezione, mischiato all’imprecisione arruffata della realtà, lo si percepisce anche negli outdoor dell’artista tedesco, negli strani landscape di Shanghai, tra i grattacieli anonimi che spuntano sotto cieli plumbei, carichi di nubi e fumi. Il rapporto tra le colonne dei templi millenari, le braccia mozze dei fregi e la verticalità dei building laici che puntano dritti verso il cielo, restituiscono due condizioni umane ineliminabili: spirituale e materiale. ”Le rovine sono molto famigliari - afferma - mentre i paesaggi metropolitani contemporanei sono anonimi. Ho iniziato come pittore, mi identifico con la storia, creo una visione della storia dell’arte cercando di mettermi nei panni di chi ha concepito l’opera, di guardare il mondo attraverso il suo punto di vista”. Con uno spirito e una modalità opposta e complementare a quella del fotografo giapponese Hirashi Sugimoto - che immortala musei e opere in bianco e nero, focalizzando lo sguardo sul singolo lavoro o su un dettaglio architettonico - Thomas Struth, focalizza il brulichio sociale che si muove attorno alla rappresentazione stessa del genere umano. Rende in questo modo la storia live, come in un film, mentre Sugimoto ovatta l’arte in una specie di favola illustrata» (Manuela Gandini, ”La Stampa” 15/1/2003).