Varie, 16 febbraio 2003
Tags : Fulvio Martini
Martini Fulvio
• Trieste 26 febbraio 1923, Roma 14 febbraio 2003. Ammiraglio • «L’unica figura dell’intelligence italiana capace di conquistarsi un ruolo da protagonista nello spionaggio mondiale. Rispettato da americani e sovietici, da arabi e israeliani, ha guidato il Sismi attraverso il periodo più critico della Guerra Fredda e le crisi internazionali più importanti. Ha dovuto gestire il sequestro dell’Achille Lauro e il braccio di ferro con gli Usa nella notte di Sigonella. Ed era sempre lui alla direzione del Sismi quando il governo decise di rivelare l’esistenza di Gladio, la rete Stay Behind creata per fronteggiare un’invasione sovietica.[...] Capo del Sismi dal 1984 al 1991 (record tuttora imbattuto). [...] Uno che fino all’ultimo ha coltivato il vezzo piuttosto britannico di tenere numero di telefono e indirizzo di casa sull’elenco, come un cittadino qualsiasi. Figura davvero anomala, nel panorama dei nostri servizi segreti. Triestino, marinaio per vocazione, ammiraglio di squadra con un passato di comando sull’incrociatore Vittorio Veneto e un nome in codice - ”Ulisse” - al quale dedicò il titolo di un libro di memorie. La sua carriera di spia comincia negli anni Sessanta con uno scoop da ufficiale dell’intelligence in servizio sul Bosforo, incaricato di controllare i mercantili sovietici diretti nel Mediterraneo. In una foto immortalò alcuni pezzi di ricambio di un missile in viaggio per Cuba, consegnando nelle mani degli americani una delle prove che sarebbero servite a incastrare Kruscev durante la crisi. [...] Quando gli fu affidato il compito di riportare gli algerini nel Club Med dei servizi segreti. ”And ai a Parigi, per convincere i francesi che erano i più ostici. E mi trovai davanti un generale della Legione che aveva combattuto la campagna d’Algeria facendo saltare un braccio a uno dei capi della resistenza. Poi andai ad Algeri, e nella loro delegazione trovai quello senza il braccio. Quando vennero a Roma per il primo incontro e li vidi entrare nella sala, per un momento pensai che sarebbe finita a revolverate”. Fu sempre lui, nel 1987, a organizzare il cambio della guardia a Tunisi: via Burghiba, presidente Ben Alì. ”C’era una situazione incontrollabile, per via dei colpi di testa di Burghiba che voleva giustiziare un gruppo di fondamentalisti. Ne parlai col mio collega francese della Dgse, il generale Imbot. Troviamo una soluzione insieme, dissi. E quello: ’Sono affari nostri, l’Impero non vi riguarda”. Ah, sì? Beh, da italiano non la mandai giù. Misi al corrente Craxi, lui diede via libera e sostituimmo Burghiba. La mattina dopo Chirac si mangiò il fegato e Imbot pure. Per fare l’operazione avevamo utilizzato il piano francese, con ventiquattro ore d’anticipo e con un nostro candidato alla presidenza: Ben Alì” .Burbero e anche scorbutico, grande comunicatore, pronto a prendersela con Andreotti che aveva rivelato l’esistenza di Gladio ma anche a sospettare pubblicamente un coinvolgimento di francesi e americani nella strage di Ustica, questo era Fulvio Martini» (Andrea Purgatori, ”Corriere della Sera” 15/2/2003). Vedi anche: Daniele Protti, ”Sette” n. 24/1999.