Varie, 16 febbraio 2003
KARBON
KARBON Denise Bressanone (Bolzano) 16 agosto 1980. Sciatrice. Medaglia d’argento in slalom gigante ai mondiali del 2003 (St. Moritz), bronzo a quelli del 2007 (re), nella stessa specialità ha vinto la coppa del Mondo 2007/2008. «Ha succhiato direttamente dal seno della madre Rosmarie la passione per lo sci. Anche lei come Karen Putzer ha un fratello minore di nome Pirmin, in onore del fuoriclasse svizzero del passato (Zurbriggen). Quando aveva tre anni, ha insistito per seguire i genitori sullo skilift che dista 200 metri da casa sua. Arnold, il padre, è maestro di sci e allenatore, quindi è cresciuta in un ambiente perfetto. La fortuna però non le è mai stata amica. A 12 anni, durante un allenamento, è stata tradita da alcune rotaie ghiacciate, nascoste da un leggero manto di neve fresca, che hanno provocato la violenta torsione del suo ginocchio sinistro. Così le è saltato il legamento crociato. L’anno dopo, in un pomeriggio grigio e nebbioso, mentre stava rientrando ha affrontato un dosso con troppa velocità, ha preso il volo e per sua sfortuna all’atterraggio c’era solo un filo di neve sul terreno piatto e l’impatto le ha spezzato il femore della stessa gamba guarita da poco. […] Non si è mai persa d’animo, anche quando, nel 2001, dopo i Mondiali di St. Anton, in un allenamento a Sesto Pusteria le è saltato anche il legamento crociato del ginocchio destro. Ha sempre avuto la forza di risalire e deve ringraziare anche il padre, che ogni volta l’ha aiutata a riprendere con calma» (Gianni Merlo, ”La Gazzetta dello Sport” 14/2/2003). «Il cugino Peter Fill. Sono cresciuti insieme a Castelrotto, sull’altopiano dello Sciliar, e così scopriamo come sono diventati campioni, per gioco. ”Da ragazzini eravamo una banda. Io sono di due anni più vecchia di Peter e con noi uscivano sua sorella e mio fratello Martin più altri ragazzi, anche più grandi. Si andava a sciare fuori pista fra gli alberi”. [...] Il padre di Denise è allenatore e ha cresciuto quei cuccioli in modo spartano. Denise: ”Per evitare che sciassimo troppo arretrati e quindi assimilassimo un difetto che diventa incorreggibile nel tempo, ci segava gli sci dietro agli attacchi, così eravamo costretti a stare in avanti per non cadere. Era divertente, un modo di abituarsi anche all’equilibrio”. [...] Ci ammaccavamo anche, ma da bambini si è elastici, quasi di gomma. Facevamo tardi la sera e più di una volta sono venuti a cercarci... Ricordo quando abbiamo costruito un dente di neve, una sorta di trampolino, per scavalcare una strada che attraversava il prato, il nostro campo di gara. Di solito il primo tentativo lo faceva un nostro amico più grande, ma era un onore se toccava a uno di noi fare il primo salto sperimentale. Che botte! [...] Ho cominciato presto a conoscere le sale operatorie, nel 1993, quando si era staccato il legamento del ginocchio sinistro insieme ad un pezzo d’osso. Poi mi ero appena ripresa. Era novembre e sono uscita a sciare. C’era un nebbione, sono uscita di pista e finita in un fosso: femore sinistro rotto. Nel 1999, dopo avere vinto il titolo mondiale juniores, mi sono stirata il tendine del ginocchio destro. Nel 2001 l’infortunio più serio, quando mi è saltato il crociato del ginocchio destro. Ho faticato molto a recuperare, perchè anche dopo la guarigione continuava a gonfiarsi. Ho temuto di essere arrivata alla fine della carriera. Avevo un discreto album di ricordi, dei sesti posti in coppa del Mondo... [...] Per questo adesso in slalom corro troppo in difesa. Devo riuscire a vincere la paura che sta dentro di me. Faccio di tutto per cancellarla, ma non è facile, ve lo assicuro”» (Gianni Merlo, ”La Gazzetta dello Sport” 14/12/2003).