Varie, 14 febbraio 2003
BARCELLONA
BARCELLONA Pietro Catania 12 marzo 1936. «Intellettuale siciliano sempre controcorrente, docente di Filosofia del diritto all’Università di Catania e a lungo militante del vecchio Pci. […] Amico di Pietro Ingrao e Fausto Bertinotti, dopo essere stato parlamentare del Pci dal 1979 al 1983 e dopo aver fatto parte del Consiglio superiore della magistratura nel periodo del rapimento di Aldo Moro, ha abbandonato la politica con la grande svolta del 1992 […] Dipinge in silenzio sin da quando aveva 19 anni, ma per lungo tempo la pittura è stata un fatto esclusivamente privato. Solo nel 1997, quando di anni ne aveva 61, ha deciso di presentarsi per la prima volta al pubblico, in un’esposizione introdotta non da un critico d’arte, bensì dall’amico Manlio Sgalambro, il filosofo noto ai più per essere il paroliere di Battiato. […] Sono opere, le sue, di ambiente metropolitano, dove prevalgono colori accesi con effetti dissonanti, in cui sembra conciliarsi la componente mediterranea di un siciliano famoso, ma non di moda, come Renato Guttuso, con l’espressionismo di Ernst Ludwig Kirchner. ”Sin da giovanissimo ho sempre inseguito Kirchner in tutte le mostre del mondo, perché è un artista capace di esprimere il senso più profondo e autentico della pittura, non lasciando nulla all’esteriorità”, rivela Barcellona che nei suoi lavori tratteggia un universo animato da individui manichini profondamente soli, dove le donne concedono il proprio corpo, ma non la propria anima. Gli sguardi dei personaggi non si incontrano mai e le coppie mettono in scena approcci sessuali senza passione come se l’eros rappresentasse un rituale stanco e consumato dai media. […] Le sue sono opere dove, pur non mancando taluni tratti naif, si respira un senso primordiale della pittura, in una ricerca di autenticità che va al di là delle convenzioni. Un modo di dipingere selvaggio, che nasconde una rabbia psicologica, riconducibile indirettamente alla bad painting, a quella cattiva pittura tanto di moda oggi di cui il più noto rappresentante è l’artista inglese Martin Maloney» (Alberto Fiz, ”Sette” n. 44/2000).