Gad Lerner, ཿLa Stampa, 1/10/96, 1 ottobre 1996
Storia di Francone C., da Barletta: quattro anni fa, avendo lo stabilimento in crisi, andò a cena con Tonino Rizzi, segretario della Filtea Cgil, per concordare una soluzione del problema
Storia di Francone C., da Barletta: quattro anni fa, avendo lo stabilimento in crisi, andò a cena con Tonino Rizzi, segretario della Filtea Cgil, per concordare una soluzione del problema. Voleva tagliare trenta posti di lavoro, Rizzi invece gli propose di adottare la cassa integrazione. Francone C., il giorno dopo, chiuse lo stabilimento e partì per l’Albania. A Tirana, lungo la via Jordan Misia, trovò dei capannoni diroccati, sborsò cento milioni e li ripulì. Quindi cominciò ad assumere operaie. Costo delle operaie albanesi: 60 mila lire nette al mese per i novanta giorni destinati all’apprendistato, poi dal terzo mese 120 mila lire. Costo di un’operaia italiana che fa lo stesso lavoro: due milioni e ottocentomila lire lordi. Dal punto di vista della qualità del lavoro, secondo Francone, un’operaia albanese vale l’80 per cento di un’operaia italiana. Le operaie albanesi devono cucire settanta milioni di tomaie l’anno. Le tomaie verranno poi portate a Barletta e a Casarano per realizzare scarpe sportive di poco prezzo. Dietro a Francone, in questi quattro anni, sono andate decine di imprenditori pugliesi. "Basti sapere che nel ’95, tra tomaie e scarpe, sono state realizzate oltre confine quasi 95 milioni di paia, con un aumento del 46 per cento sull’anno precedente. E il boom della delocalizzazione calzaturiera prosegue nel ’96 allo stesso ritmo, con l’Albania saldamente al comando" (Gad Lerner).