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 2003  febbraio 11 Martedì calendario

Monterroso Augusto

• . Nato a Tegucigalpa (Honduras) il 21 dicembre 1921, morto a Città del Messico (Messico) l’8 febbraio 2003. Scrittore. Considerato fra i maestri della letteratura latinoamericana. «Il suo racconto Il Dinosauro, che consiste nella frase ”Quando si svegliò, il dinosauro ancora era lì”, è finito nel Guinness del Primati come la più breve novella mai scritta. Autore di saggi, romanzi e scritti autobiografici, ha esordito con Opere complete ed altri racconti, pagine paradossali che sono anche una lucida metafora della condizione latinoamericana. Tra le opere successive, La pecora nera ed altre favole, i saggi Moto perpetuo, La parola magica, Viaggio al centro della favola, il romanzo Il resto è silenzio, satira della stupidità dell’intellettuale, il racconto autobiografico Il cercatore d’oro» (’la Repubblica” 9/2/2003). «La sua fama è dovuta al più breve racconto della letteratura universale: Il dinosauro. [...] Questo testo (amato da Italo Calvino) di Augusto Monterroso, chiamato Tito, è stato incluso nel Guinness dei Primati. Ciò non lo inorgogliva. Ne rideva, come di tutte le cose, anche tragiche. Come l’esilio. Nel 1944, alla caduta del presidente del Guatemala, Ubico, avendo partecipato alla ”rivoluzione”, fu destinato a Città del Messico come ambasciatore e, qualche anno dopo a Santiago del Cile. Qui lo raggiunse la notizia che la democrazia nel suo Paese era finita, sotto i colpi di un esercito mercenario organizzato dagli Usa. [...] Era considerato un maestro della scrittura paradossale, simbolica, ironica. Ragazzo, ereditò dal padre una grande povertà e la passione per la lettura. E fu autodidatta. La sua verve corrosiva, la sua lingua tagliente, la sua ironia scorticante, lo rivelarono come enfant terrible nelle lunghe serate attorno ai biliardi di Città del Guatemala a scrittori e poeti capaci anche di prendersi a botte per una citazione dal latino o dal greco. Lui non si tirò mai indietro. I suoi racconti: rapidi, concisi, ironici. Una vera rivoluzione letteraria. La sua lingua è come un rasoio: affilata ma liscia e lineare, secondo necessità. Arguto e sfacciato titola il suo primo libro nel 1959 Opere complete (edito in Italia da Zanzibar, 1993). Nel 1969: La pecora nera ed altre favole (Sellerio, 1980). Nel 1972 Moto perpetuo (Marcos y Marcos, 1993), il più famoso. Comincia così: ”Ci sono tre temi: l’amore, la morte e le mosche... Dei primi due si occupino gli altri. Io mi occupo delle mosche, che sono migliori degli uomini, ma non delle donne”. Ma amò molto le donne. Smitizzò tutto, anche la morte. Nel 1997 gli fu assegnato il Principe delle Asturie, il maggior riconoscimento per scrittori di lingua spagnola» (Ottavio Rossani, ”Corriere della Sera” 9/2/2003).