Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  febbraio 11 Martedì calendario

MATHLOUTHI

Tafik. Nato a Kalâa Kebira (Tunisia) il 10 ottobre 1956. «L’uomo che ha inventato l’alternativa araba alla Coca-Cola. Anzi la sfida che si riassume in questo slogan: ”Non bevete più idiota, bevete impegnato” [...] Tunisino, figlio di un imam, giornalista, businessman, avventuriero.[...] Mecca-Cola è un simbolo nella Parigi che sta fuori dai circuiti turistici. Inutile cercarla al quartiere latino o nel Marais o nelle zone più ”branché”, alla moda, della capitale. Nei supermercati della catena Franprix a Saint Germain non c’è[...] Vive assediato dentro l’ufficetto di Saint Denis, all’ombra dello Stade de France, dove la banda multietnica di Zinedine Zidane conquistò nel 1998 la prima coppa del mondo ”francese”; [...] Dirige un business che è diventato globale. Bruxelles, Berlino, Amsterdam e naturalmente Tripoli e Casablanca, ben presto - pare - anche l’Arabia Saudita, ordini e contatti sono stato richiesti persino dall’Australia e dal Venezuela. Sono venute a riprendere la sua faccia rotonda incorniciata in una curatissima barba sale e pepe le telecamere di Bbc, Cnn e, ovviamente, Al-Jazira. Le voci, le indiscrezioni, forse anche le calunnie si sono moltiplicate. Le Figaro ha riportato l’ipotesi che tutta l’avventura nasca in realtà da un perverso disegno del marketing ”americano sionista” per aggirare il boicottaggio lanciato nei paesi arabi contro i prodotti made in Usa e Israele che sta drammaticamente facendo crollare i fatturati McDonald’s e Coca. Lui non risponde, ma nemmeno fa finta di niente. L’uomo è spigoloso, non vuol passare per cinico businessman, rivendica di essere innanzitutto un ”giornalista” che ha fondato e dirige dal 1992 ”Radio Méditerranée» e con l’idea fissa di far nascere ”Télé-Libérté”, una specie di Al-Jazira europea da diffondere in arabo, francese e inglese, e il cui statuto è già stato depositato a Londra, non a Parigi perché in Francia le autorità ”sono troppo legate al sionismo”. Per farla breve ci tiene a non passare per un semplice ”commerciante”, la sua iniziativa è, dice , ”al cento per cento politica”, la sua pretesa ”lasciare una traccia sulla Terra”, ha ”ambizioni illimitate”, riconosce di essere ”un po’ megalomane e forse presuntuoso”. Il tipo è decisamente enigmatico. Dalla sua Radio Méditerranée sono partiti anche attacchi al ”regime barbaro e criminale di Saddam Hussein”. Ma poi lui stesso ha guidato quattro delegazioni di pacifisti in visita più che amichevole a Baghdad. Sono nate voci che tutta l’operazione Mecca-Cola fosse finanziata da Saddam. Lui risponde angelicamente: ”Se prendessi soldi dagli iracheni, non mi sbatterei tutto il giorno in cerca di finanziamenti”. Secondo la leggenda che lui stesso alimenta, l’idea della Mecca-Cola gli sarebbe venuta subito dopo il ”massacro compiuto dall’esercito israeliano nel campo palestinese di Jenin” (in realtà non c’è stato nessun massacro, ma le leggende trasfigurano sempre la realtà), quando decide che bisogna ”fare qualcosa”. [...] Primo di nove figli di un insegante imam, l’unico della famiglia ad essere emigrato all’estero, è cresciuto negli anni in cui Yasser Arafat aveva a Tunisi il suo quartier generale e la causa palestinese (non il suo capo) è un mito che non ha mai tradito. Per ”fare qualcosa” pensa di commercializzare in Francia ed Europa la ”Zamzam Cola”, nata nel ’79 a Teheran nell’Iran di Khomeini per rimpiazzare la Coca Cola messa al bando come ”prodotto non gradito”. Prova a mettersi in contatto con ”Zamzam”, ma non ci riesce. Decide di provarci da solo. Cerca un produttore di bevande e scopre che sui 22 francesi che producono ”soda”, 18 appartengono a Coca e Pepsi. Degli altri quattro, uno si dice disponibile all’avventura. Insieme trovano 22 mila euro, buttano su Internet la sigla e il programma (www.mecca-cola.com), depositano il marchio e riempono le prime 160 mila bottiglie che il 27 ottobre 2002 vengono consegnate al mercato. Dieci giorni dopo sono esaurite. ”Bingo!”, commenta ”Le Monde”. Mecca-Cola si presenta esattamente come l’’idiota” Coca Cola. Identica la bottiglia, rosso il colore dell’etichetta (che ha però una banda verde laterale), simile il carattere della scritta. Costa un euro e 50 (sugli stessi banconi qui al faubourg du Temple la Coca viene venduta a 1,24 e la Pepsi a 1,22), ma come si annuncia sull’etichetta il 20 per cento degli incassi se ne va in beneficienza: 10 ai bambini palestinesi, 10 a un’opera caritativa europea non meglio precisata. L’etichetta, naturalmente, ha un suo rovescio in arabo. Si raccomanda di servirla ”molto fresca”. Gli ingredienti dichiarati: acqua gasata, zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio, estratti naturali vegetali (caffeina), acido fosforico, colorante E150. [...] Lui martella sull’impegno contro il ”sionismo, ideologia anti-araba”, se la piglia anche con Arafat che ha riconosciuto a Israele il diritto di esistere: ”Non combattiamo per la stessa Palestina”. Lui vorrebbe cancellarlo, Israele, e vagheggia uno Stato Arabo sull’intero territorio della Palestina: ”Gli ebrei della regione possono certo continuare a vivere laggiù, ma quelli che arrivano dalla Francia o dalla Polonia con che diritto strappano ai palestinesi la loro terra?”. Proclami ideologici che stonano un po’ con una biografia molto più pragmatica. Qualche anno fa era riuscito anche ad ottenere la rappresentanza esclusiva dell’americana ”Dhl International” a Tunisi. Ora il business gli è stato soffiato da uno dei generi del presidente Ben Alì, del cui regime ha spesso denunciato il ”carattere sanguinario”. E naturalmente uno come Mathlouthi non poteva non aver fondato un suo partito, il Pfp, partito della Francia pluralista, che avrebbe giocato ”un ruolo nelle ultime presidenziali”. La cosa non è certa, chiara invece la collocazione anti-socialista, contro Jospin e il Ps che volevano fare dei maghrebini francesi un ”vivaio naturale di voti”» (’La Stampa” 10/2/2003).