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 2003  febbraio 11 Martedì calendario

KOSTORIS Fiorella

KOSTORIS Fiorella Roma 5 maggio 1945. Economista. Docente di Economia alla Sapienza di Roma e presidente del comitato Pari e Dispare fondato con Emma Bonino. Dal 1998 al 2003 presidente dell’Isae, l’istituto di ricerche economiche che fa capo al ministero del Tesoro. «Piglio deciso e determinato ha collezionato simpatie ma anche malumori soprattutto da parte del sindacato interno […] All’Isae era arrivata dopo essere stata per sette anni all’Ispe (ente che fuso con l’Isco ha dato vita appunto all’Isco)» (r.p., “la Repubblica” 8/2/2003). «[...] nome un po’ complesso che racconta radici straniere ma anche un matrimonio con Tommaso Padoa Schioppa, grande personaggio dell’economia e della finanza italiana. [...] carriera straordinaria [...] arrivata ai vertici in un settore, quello dell’economia, tradizionalmente riservato al genere maschile. Docente universitaria, presidente dell’Isae, l’Istituto pubblico di analisi e previsioni economiche, consulente del gabinetto del premier francese Jospin, che le ha [...] conferito la Legion d’honneur, ma anche della Fondazione tedesca Konrad Adenauer. Fiorella Kostoris Padoa Schioppa non compare quasi mai sui giornali. [...] Sono nata nell’immediato dopoguerra a Roma. Avevo solo 40 giorni quando siamo andati a Trieste [...] Mio padre è nato a Trieste e mia madre è nata a Corfù [...] Mio padre è nato nel 1908 quando Trieste ancora era austriaca. Parlava tedesco con i suoi genitori [...] La nostra era una famiglia ebrea, il tedesco era tabù. Non ho imparato il tedesco, ma nemmeno il greco che mia madre parlava con i nonni. E non parlavo nemmeno il triestino [...] I genitori parlavano l’italiano con i figli, il triestino tra di loro, il greco con i nonni materni e il tedesco con quelli paterni [...] E poi c’era l’ebraico. Io ho fatto le scuole ebraiche, le famose scuole di via del Monte di cui Saba parla in alcune sue poesie [...] Eravamo cinque in classe e venivamo interrogati tutti i giorni in tutte le materie. Quello che ho imparato veramente è che puoi ottenere tutto attraverso la volontà e lo sforzo. Nella nostra classe ogni bambino aveva un poster [...] Il mio rappresentava il Cervino. Gli altri avevano altre montagne. E ognuno aveva una bandierina che sistemava sulla montagna. A seconda che andasse bene o male la bandierina saliva o scendeva. Alla cima non si arrivava mai [...] Avevamo una specie di mentore, il pediatra Bruno Pincherle, socialista del Psiup. Fu lui che ci introdusse alla politica e ci fece conoscere Lelio Basso [...] Moltissimo sport. Feci anche dell’agonismo. Le gare mi piacevano. A tre anni ho cominciato col pattinaggio artistico a rotelle, a sei facevo i campionati. A dieci anni ho cominciato il tennis. E sono entrata fra le prime dieci in Italia. Alla Coppa Lambertenghi arrivai seconda. In finale persi da Monica Giorgi. Ricorda? Quella che finì nella lotta armata. Persi per troppa tracotanza. Monica Giorgi era un maschio: gambe arcuate, tratti duri, capelli da uomo. E poi era bassissima… [...] era proprio tappa. Quando veniva a rete non la vedevo più. Scompariva. E io mi sono permessa di non prenderla sul serio. Quindi fu una sconfitta anche morale. Mai sottovalutare l’antagonista [...] Cavallo, sci, jogging. Trieste aiuta, mare, montagna, collina [...] Io vivevo poco con gli amici. Vivevo moltissimo con i miei insegnanti. Quando racconto queste cose ai miei figli mi prendono in giro. Io adoravo i miei insegnanti [...] Avevo moltissimi amici, ma la mia vita era più basata sull’attività che su incontri che allora chiamavamo contubernali [...] contubernali sono quegli incontri nei quali ci si fa le confidenze. Per noi c’era la politica prima di tutto, poi la cultura. In casa mia c’era una fortissima cultura artistica. Mio padre suonava il pianoforte e dipingeva [...] Istituì un premio che chiamò premio Arbiter invitando tutti i pittori dell’epoca, siamo all’inizio degli anni Cinquanta, a contribuire con un’opera di una certa dimensione, 13x18 cm. Quando è morto mi ha lasciato una collezione di 200 opere, dal 1951 al 1955. Rosai, Tosi, Carrà, Campigli… [...] I miei furono protetti e nascosti. Ma gli incendiarono il negozio. Perfino la Chiesa ebbe un atteggiamento duplice. I miei genitori avevano cercato di rifugiarsi in Vaticano. Ma chiedevano un milione per famiglia [...] Miti in gioventù? James Dean, Gérard Philippe, i Platters, Sbarbaro, Harry Belafonte, Jacques Douai, un cantante francese fantastico che cantava canzoni medioevali: ‘Papillon tu es volage, tu ressemble a mon amant’ [...] Ero un pochino precoce. Ma Trieste non è una città cattolica. Quasi tutte le mie amiche si sono sposate incinte. Si usava avere fidanzati a 11, 12 anni. Ho conosciuto quello che poi è stato mio marito, Tommaso Padoa Schioppa, quando avevo 13 anni e lui 18. Lui è andato a Milano e io ho avuto anche altri fidanzati dai 13 ai 21 anni quando l’ho rincontrato e l’ho sposato. Ho avuto anche amori platonici, stupendi [...] Col mio professore di filosofia [...] Ritenevamo che la politica fosse il modo di interessarsi al mondo. All’università ho conosciuto e molto amato Renato Zangheri, che poi è diventato sindaco di Bologna, e con lui ho capito com’era fatto il comunismo progressista. A Trieste c’era il comunismo di Vidali, il comunismo stalinista. Zangheri mi costrinse a leggere i sacri testi. Credo di essere una delle poche persone che nel ’68, in Italia, ha letto Il capitale [...] Comunista? Non ero iscritta, ma frequentavo una sezione dove, peraltro, mi trattavano malissimo [...] Mi insultavano perché arrivavo con una Giulia bianca, bellissima… E allora Zangheri fece tutto un lungo discorso per dire com’era importante che il partito accogliesse i benestanti, borghesi, eccetera, perché così poteva spillare il loro denaro. Zangheri è stato un grande maestro per me. Io ero la sua laureanda. Quando a 21 anni decisi di sposarmi e di lasciare Trieste non sapevo come dirglielo. Temevo mi dicesse: ‘Vergognati’. Invece mi disse: ‘Ah, ma che bella idea. Così tutti i suoi problemi sessuali li mette a posto e non ci pensa più e può dedicarsi veramente a tempo pieno alla cosa per cui lei è veramente portata, lo studio’ [...] mi sono laureata alla Bocconi. E poi al Mit di Boston, con una borsa di studio della fondazione Einaudi. È stato il periodo più bello della mia vita. In Italia sono importanti i libri. Negli Stati Uniti ti chiedono di pensare. Se pensi, e pensi bene, sei allo stesso livello del premio Nobel che hai davanti. Nell’università americana non c’è il principio di autorità. Il professore sa che alla fine dell’anno tu potresti essere più bravo di lui [...] Mi sono laureata nel luglio del ’68 e sono subito partita per gli Usa. Quando dissi al mio professore che andavo al Mit mi disse: ‘Lei tradisce’ [...] Mi ferì molto e certamente se dopo tanti anni non ho dimenticato, è chiaro che ho continuato a pensarci. Certamente aveva capito prima di me che sarei cambiata. E in effetti io sono cambiata. Ho capito che l’imperialismo americano non esisteva: c’erano gli americani di un tipo e gli americani di un altro. All’edicola di Harvard Square vendevano anche i giornali del Vietnam, l’informazione del nemico. Là ho cominciato a capire che non c’era da credere a una serie di parole d’ordine tipo imperialismo, o cose del genere… [...] Sono tornata più liberal, più convinta che il benessere generale lo si ottiene cercando il massimo del proprio benessere. Pensi alla storia di Schindler. Salva migliaia di ebrei non perché è buono. Li salva perché è uno sporco capitalista che guarda al suo interesse e si rende conto che prendendo queste persone da Auschwitz le paga di meno. È lo sfruttatore che salva gli ebrei. Facendo l’altruista, in generale, contribuisci meno al benessere della società che se fai il tuo interesse [...] sono una che si mette sempre dalla parte della minoranza. Io ho un certo naturale interesse per chi si mette fuori dal coro. Subisco il fascino dei perdenti [...]”» (Claudio Sabelli Fioretti, “Sette” n. 45/2001).