Claudio Dematté, ཿCorriere della Sera, 24/6/97, 24 giugno 1997
Mmp. "Per chi non avesse seguito le vicende in questione, bastano pochi cenni per fissare i punti. La società Mmp fu fatta attivare dai vertici Stet nel 1993, in capo a Seat, la ricca (e anch’essa monopolista) società che gestisce le pagine gialle
Mmp. "Per chi non avesse seguito le vicende in questione, bastano pochi cenni per fissare i punti. La società Mmp fu fatta attivare dai vertici Stet nel 1993, in capo a Seat, la ricca (e anch’essa monopolista) società che gestisce le pagine gialle. L’obiettivo dichiarato era quello di raccogliere pubblicità per giornali e riviste: all’apparenza un’attività normale e più che legittima, svolta in seno ad una società che viveva floridamente sull’esercizio di un altro tipo di pubblicità. In realtà, fin dall’inizio Mmp ha mostrato una vocazione singolare: quella di andare alla ricerca di contratti pubblicitari in perdita. Fu essa a raccogliere i contratti dismessi dalla Sipra quando la Rai, sull’orlo della bancarotta, decise di chiudere le generose ed immeritate elargizioni di introiti pubblicitari a favore di organi di partito, di editori amici e di clientele varie. Tali contratti, strutturati su minimi garantiti superiori alla reale capacità di raccolta pubblicitaria, costringevano la commissionaria ad anticipare agli editori introiti che non si sarebbero mai ottenuti, producendo perdite certe. Avevano però un pregio: quello di far sorgere nei confronti dei beneficiari, nella maggior parte uomini politici, il diritto alla contropartita che poteva prendere la forma di un appoggio nei processi di nomina, di una benevolenza nella politica tariffaria, di una libertà di manovra nella conduzione delle strategie aziendali. Attraverso questa via i vertici della capogruppo Stet di allora sono riusciti a vendere le loro poltrone, indipendentemente dalle stagioni politiche; sono riusciti a tutelare le posizioni monopolistiche della loro società in barba agli interessi dei cittadini e sono perfino riusciti, anche con la complicità di forze politiche poco lungimiranti a rinviare ad oltranza la privatizzazione. Se non fosse stato per la liberalizzazione imposta dalle norme europee e per l’obbligo imposto all’Iri dalla Commissione Europea di privatizzare per ridurre l’indebitamento, non ci saremmo più liberati dalla morsa" (Claudio Dematté).