Francesco Giavazzi, ཿCorriere della Sera 3/2/2003, 3 febbraio 2003
L’Italia, ”Paradiso della ricerca”. «Come definire altrimenti un Paese che affida il suo futuro a un istituto pubblico nel quale ogni ricercatore è ”guardato a vista” da un burocrate e riceve in dote 20 euro al giorno per fare sperimentazione e inventare brevetti
L’Italia, ”Paradiso della ricerca”. «Come definire altrimenti un Paese che affida il suo futuro a un istituto pubblico nel quale ogni ricercatore è ”guardato a vista” da un burocrate e riceve in dote 20 euro al giorno per fare sperimentazione e inventare brevetti. Un Paese nel quale il principale istituto di ricerca, che risponde al nome di Cnr, impegna circa il 90 per cento del proprio budget in spese di personale e non deve rendere conto se non a se stesso del suo operato» (Roberto Napoletano). [6] Il Cnr ha 6.300 dipendenti, «di cui mille addetti a mansioni amministrative; la loro distribuzione geografica è curiosa: uno su tre è assunto nel Lazio, il che suggerisce che anche alcuni dipendenti classificati come ricercatori sono, in realtà, addetti a compiti amministrativi» (Giavazzi).