Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  febbraio 07 Venerdì calendario

Abramovich Roman

• Saratov (Russia) 24 ottobre 1966. Oligarca. Prima che acquistasse il Chelsea e sconvolgesse il mercato del calcio da noi lo conoscevano in pochi «magari solo chi legge la rivista ”Forbes” lo ha notato nella lista degli uomini più ricchi del mondo […] Come un personaggio uscito dalla penna di Dostoevskij, quest’uomo venuto dal nulla s’è fatto strada nella giungla crudele e misteriosa del business criminale russo fino a diventare un oligarca tra i più ricchi, potenti e influenti del paese. Poi, eletto governatore della lontana Chukotka, in Siberia, si è trovato a tu per tu con uno dei popoli più isolati e miserabili della terra, in un luogo gelido e lontano dilaniato dai dieci anni di rapine che hanno seguito la fine dell’Urss. E allora, di fronte a tanto scempio, ha deciso d’un tratto di sostituirsi, lui solo, allo Stato latitante e ha cominciato a pagare di tasca sua gli stipendi e le pensioni che non arrivavano, le medicine per i bimbi malati che non c’erano, il cibo per gli affamati che mancava. […] Andatura dondolante, barbetta mai rasa di fresco, jeans, maglione e le Nike incollate ai piedi, non si distingue facilmente dalle guardie del corpo che lo circondano. L’origine e i mezzi con cui nei dieci anni dopo la fine dell’Urss ha messo insieme la sua immensa fortuna sono ammantati di mistero. Ci sono, nel suo curriculum di volta in volta ricostruito dalla stampa, vecchie storie di camion carichi di combustibile misteriosamente scomparsi, un affare giudiziario a suo carico archiviato senza processo. Di certo si sa solo che fu l’oligarca Boris Berezovskij a introdurlo negli affari veri, all’ombra di Eltsin, e che comprando a prezzi da saldo le aziende dello Stato messe all’asta è riuscito a creare un vero e proprio impero industriale. Che annovera, tra l’altro, un pacchetto di controllo dell’80 per cento delle azioni ”Sibneft”, azienda di lavorazione del petrolio siberiano (al sesto posto in Russia per volume di estrazione), il 50 per cento dell’azienda ”Rusal”, grande monopolio dell’alluminio, e il 26 dell’Aeroflot. Berezovskij è caduto in disgrazia e fuggito all’estero mentre lui è considerato il beniamino di Vladimir Putin e, come afferma il vicepremier dell’era Eltsin, Anatolij Cjubais, ”dal punto di vista dell’influenza politica è il più potente magnate della Russia”» (Fiammetta Cucurnia, ”Venerdì” 13/12/2002) • Di famiglia ebraica, ha perso i genitori in tenera età. «Irina, la madre, è morta alla vigilia del primo compleanno di Roman, il 23 ottobre 1967. Aveva la passione per la musica, era insegnante di piano. Aveva incontrato Arkady Abramovich a Saratov, nella pianura del Basso Volga, e lì era nato Roman. Nemmeno un anno dopo, Irina era di nuovo incinta. Impossibile tirare avanti con due figli, in quegli anni di povertà collettiva. Irina interrompe la gravidanza ricorrendo a un ambulatorio clandestina. Muore poco dopo l’intervento, stroncata dalla setticemia, a soli 28 anni. La vecchia signora, Galina Bezumova, ricorda e racconta. Nemmeno 18 mesi dopo la scomparsa della madre, Roman perde anche il padre. Arkady aveva studiato ingegneria edile a Saratov. Ma dopo il matrimonio con Irina, per tirare avanti, si era dovuto arrangiare, lavorando anche al raccolto delle patate in un collettivo. Solo tornando nella regione di Komi con la moglie e il piccolo Roman era riuscito a trovare un impiego nel dipartimento dell’edilizia del governo locale. Un giorno, ispezionando un cantiere, Arkady constata che i lavori sono bloccati perché la gru ha il braccio rotto. Decide di provare ad aggiustarlo, ma il braccio precipita, schiacciandogli le gambe. Muore dopo dieci giorni in ospedale, per lo choc post traumatico. Ma Roman non resta solo. Nella comunità ebraica i legami di famiglia sono saldissimi. A prendersi cura di lui sono i due fratelli maggiori di Arkady, Leib e Abram. Unico discendente maschio, viene allevato da Leib e dalla moglie Ludmilla. Sono gli zii che sistemano le tombe dei genitori di Roman, con le lapidi in granito, identiche se non per l’arpa incisa su quella di Irina, a ricordare la sua passione per la musica» (g.c.g., ”La Gazzetta dello Sport” 7/9/2003) • «Laureato all’Università del Petrolio ”I. M. Gubkin”, sposato due volte, tre figlie, incarna il prototipo dell’oligarca, di quella categoria, cioè, d’imprenditori senza storia e senza rischio che, approfittando delle nebbie della transizione, riuscirono a mettere le mani sui gioielli del patrimonio statale sovietico, diventandone i padroni. Il segreto d’Abramovich, stando a chi lo conosce bene, è una straordinaria capacità di passare inosservato, di mimetizzarsi nella folla. Alla fine degli anni Novanta, quando si cominciò a parlare di lui come membro permanente e assai influente della ”famiglia”, in cui aveva avuto accesso grazie a un rapporto d’amicizia con la figlia di Eltsin, Tatjana Djacenko e col di lei primo marito, non si sapeva neanche che faccia avesse. Al punto che due giornali indissero un concorso a premi per chi avesse fornito almeno uno scatto e grande fu la delusione nello scoprire che uno dei personaggi più ricchi e influenti del paese era un giovanotto in jeans, portava la barba incolta e il suo viso di pietra era segnato da un sorriso triste. Esteriormente, Roman Abramovich non è molto cambiato. Mentre il suo patrimonio è assai cresciuto [...] Sull’origine di tanta ricchezza sono fiorite leggende. Pare che Abramovich abbia cominciato con un piccolo commercio, ma il primo affare di cui è rimasta traccia, per sua sfortuna nelle cronache giudiziarie, è la mancata fornitura di 55 cisterne di gasolio per cui venne inquisito e, secondo alcune fonti, brevemente incarcerato. Una storia di cui si riparlò nel ”99 quando Abramovich era già Abramovich, cioè il principale e quasi unico azionista di Sibneft, uno dei bocconi più ghiotti dell’industria petrolifera sovietica di cui, col solito sistema delle privatizzazioni, e grazie alle manovre di Boris Berezovskij, suo amico e sodale era riuscito ad acquisire il 90 per cento. allora che Abramovich, fiutato il vento contrario, per mettersi al riparo dell’immunità parlamentare si candida alla Duma. Eletto, ovviamente. E un anno dopo, nello stupore generale, diventò governatore della Ciukotka, una sperduta regione del gelido nord-est, ricchissima di materie prime. [...]» (Alberto Stabile, ”la Repubblica” 3/7/2003).