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 2003  febbraio 05 Mercoledì calendario

Bakri Omar

• Aleppo (Siria) 1958. Politico. Sceicco, portavoce del Fronte internazionale islamico che ha in Bin Laden il suo punto di riferimento. Nel 2010 condannato all’ergastolo da un tribunale libanese per «appartenenza a un gruppo armato con l’obiettivo di effettuare atti terroristici e complotti per uccidere soldati libanesi», furto e possesso illegale di armi • «[...] Battezzato dai tabloid britannici “l’ayatollah di Tottenham” [...] Figlio della borghesia siriana, nato ad Aleppo nel 1958, Bakri ha studiato legge islamica a Damasco dove è diventato militante dei Fratelli musulmani. Espulso dalla Siria ripara in Libano. In Arabia si avvicina al movimento Hizb ut Tharir, organizzazione islamica radicale. Nel 1993 fonda al Mouhajiroun, “gli Emigranti”, gruppo che si propone di stabilire “la vera fede” nel mondo. Ma i sauditi non lo tollerano e lo cacciano. Arriva nel 1986 in Gran Bretagna con moglie e figli (ora sono sette) ed ottiene l’asilo politico, con tutti i vantaggi economici che esso comporta, dalla casa (valore 200mila sterline, a Edmonton, North London) al sussidio (340 sterline alla settimana), ad altri vari contributi. Nel 1992 presiede un tribunale religioso indipendente. Dopo l’attentato delle Torri Gemelle definisce i terroristi responsabili “i magnifici 19”. Le sue prediche registrate sono trovate ad Amburgo, nell’abitazione di Mohammed Atta, uno dei capi di quei 19. L’8 ottobre del 2004 sopprime al Mouhadjiroun, perché gli inglesi sospettano che faccia da copertura ad Abu Qutada [...] La Giordania lo ha condannato in contumacia all’ergastolo per attentati (1998). Gli spagnoli lo hanno incolpato per quelli di Madrid (nel settembre del 2003 il giudice Garzon richiede l’estradizione). Arrivato in Gran Bretagna nel 1993 con passaporto falso saudita e cinque figli, vi resta come rifugiato politico (dal 1994). Diventa il predicatore radicale più famoso: lo considerano il “capo spirituale” di Al Qaeda in Europa, “un’ispirazione costante”, scrive in un rapporto l’intelligence inglese, “per terroristi”. Ha contatti con Richard Reid, quello della bomba nella scarpa. E con Zacarias Moussaoui, il “ventesimo attentatore” dell’11 settembre. Nel febbraio del 2001 la polizia irrompe nel suo appartamento. Trova 170mila sterline in contanti, altre 850 sono in una busta indirizzata ai mujaheddin combattenti in Cecenia. Nel dicembre dello stesso anno, prima che entri in vigore il nuovo Terrorism Act, fugge. La latitanza dura quasi un anno. Lo catturano nell’ottobre del 2002, lo incarcerano senza processo nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh. [...]» (l.c., “la Repubblica” 12/8/2005) • «[...] Un uomo complesso, dalla personalità ricca di sfumature e di contraddizioni. Anni fa, riteneva l’Inghilterra un “Paese di giusti”, perché dava asilo agli islamici in fuga dai regimi dittatoriali arabi. Ma, a partire dai primi mesi del 2001, la predicazione di Omar Bakri s’è progressivamente radicalizzata in senso anti-occidentale. [...]» (Massimo Numa, “La Stampa” 12/8/2005) • «Portavoce di Bin Laden in Europa. Mitomane in cerca di pubblicità. Agente di Damasco, anzi no suo tenace oppositore. Perfino spia di Sua Maestà la Regina infiltrato tra i qaedisti. Su Omar Bakri Mohammad [...] si è detto tutto o quasi. Tanto che i media britannici più rigorosi (a partire dalla Bbc che ne traccia un lungo ritratto sul sito) si pongono molte domande sulla vera natura del predicatore. Di certo, però, ci sono un curriculum tutto all’insegna della militanza islamica tra gruppi radicali perlomeno al confine con il terrorismo. E mille dichiarazioni di fuoco, a volte poi smentite [...] Parole avvelenate contro l’Occidente, pro Osama e i “martiri-combattenti” come i “magnifici 19” dell’11 settembre, a favore della jihad nel pianeta e della necessità di non tradire altri musulmani. Frasi come: “La vita di un miscredente non ha valore”, “L’Islam è una religione di guerra contro chi fa guerra ai musulmani”, “Voglio vedere la bandiera islamica non solo sul n.10 di Downing Street ma in tutto il mondo”. [...] Sheikh Omar (il titolo gli spetta perché esperto di legge religiosa, tanto da aver esercitato come giudice islamico perfino in Gran Bretagna) ha iniziato la sua “carriera” in Siria, da ragazzo. Entrato nei Fratelli Musulmani, l’organizzazione madre di quasi tutti i gruppi terroristi, partecipò alla rivolta anti Hafez Al Assad del 1980 (30 mila “Fratelli” furono uccisi dall’esercito a Hama) e poi scappò in Libano, dove entrò nel Hizb ut Tahrir, altro gruppo estremista. Nel 1983 si spostò a Gedda, Arabia Saudita, dove proprio in quegli anni lo studente Bin Laden si avvicinava ai Fratelli. E nel 1985, espulso dai sauditi, Bakri arriva in Gran Bretagna dove viene accolto come rifugiato politico, fonda una casa editrice, lavora come giudice islamico. E continua a guidare il gruppo fondato a Gedda, i Muhajirun (“gli emigrati”, in onore dei compagni del Profeta che lasciarono la Mecca per Medina). Nel 2004, l’organizzazione viene dissolta su pressione delle autorità. Ma le attività di Sheikh Omar [...] sono proseguite. Come predicatore via Internet e sui media visto il bando impostogli nelle moschee. Probabilmente con altre due organizzazioni. Reclutando “combattenti” o forse senza trovar seguito (i dubbi restano, le inchieste sono in corso). Alternando parole di fuoco con frasi più ragionevoli [...] Chi è davvero Omar Bakri?» (Cecilia Zecchinelli, “Corriere della Sera” 12/8/2005) • «Entra giovanissimo nella Fratellanza musulmana, partecipa nel 1982 alla rivolta, soffocata nel sangue, contro l’allora presidente Hafez Assad, viene e spulso e si trasferisce a Beirut dove si unisce a Hitzb al Tarir, il partito della liberazione islamica. Quando la Siria occupa parte del sud del Libano si installa a Jeddah, in Arabia Saudita, dove fonda un proprio movimento, al Muhajiroun, “gli emigranti”, di cui è tuttora il capo. Nel 1985 il governo saudita lo dichiara “persona non grata”. Si trasferisce allora a Londra e avanza richiesta di asilo politico: gli verrà negato. Vive con la moglie e i sei figli grazie a un permesso di residenza provvisorio. Il passaporto gli è stato ritirato dall’ambasciata siriana, non può lasciare il Regno Unito. Nella capitale britannica svolge attività di editore (pubblica i bollettini di Al Muhajiroun e pamphlet in cui attacca i costumi dell’occidente corrotto), presiede la Sharia Court of the Uk, il tribunale dove esercita la legge islamica, regola divorzi, matrimoni, controversie e lancia fatwa, come quella contro il presidente pakistano Parvez Musharraf, predica occasionalmente in alcune delle moschee della città, svolge attività di reclutamento di volontari e di comunicazione per conto dell’ala politica dell’International Islamic Front against Jews and Crusaders, creata nel 1996 da Osama bin Laden» (“diario” 8/11/2002) • «Osama bin Laden è un grande uomo, ed è giusto che abbia la leadership. Noi non condividiamo né le strutture, né i metodi di al Qaeda, ma crediamo negli stessi valori […] Per Osama l’11 settembre è stata solo una piccola lezione, se non l’avete capita vi darà altre lezioni. Io dico che ogni giorno può essere l’11 settembre. E al Qaeda non fa piccole operazioni […] Saddam è un apostata, è corrotto quanto George Bush, ma siamo noi a dover punire i nostri bambini se diventano cattivi, non abbiamo bisogno dell’intervento occidentale […] Nessuno chiede ai cristiani di diventare musulmani. Quello che noi diciamo è di tornare all’origine dei testi sacri, la Torah, il Corano, la Bibbia, e di non credere che sia chi siede in Parlamento a poterci dire cos’è giusto e cos’è sbagliato» (Paola Piacenza, “diario” 8/11/2002).