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 2003  febbraio 04 Martedì calendario

Baker James

• Houston (Stati Uniti) 28 aprile 1930. Politico. Ex segretario di Stato americano (dal 1989 al 1992). Laurea in legge nel 1957, ha prestato servizio militare nei Marines. Avvocato di successo, nel 1975 è stato designato sottosegretario al Commercio. Dopo aver seguito la campagna elettorale di Ford, ha seguito quella di Bush sr, di cui è stato segretario di Stato impegnandosi nel processo di pace in Medio Oriente e capeggiando la coalizione antirachena del 1991. Durante la presidenza Reagan era stato capo dello Staff della Casa Bianca e poi Segretario al Tesoro (’liberal” 3/6/1999). «Uno dei più potenti avvocati d’America, vanta un carnet impressionante. Capo di gabinetto del presidente Reagan e ministro del Tesoro prima di assumere la guida della diplomazia americana, si attirò le ire di Bush figlio perché non riuscì a far rieleggere il padre presidente nel ’92. La riappacificazione avvenne alle elezioni del 2000. Dopo il trionfo alla Corte Suprema, Bush figlio gli offrì un portafoglio - si ignora quale - ma Baker ringraziò e rifiutò [...] Nel 2000 Baker dimostrò alla Corte Suprema che Bush, pur superato da Al Gore per numero totale di voti popolari, aveva vinto quello dei 50 Stati dell’Unione» (E.C., ”Corriere della Sera” 27/7/2003). «A George W. Bush i vecchi amici del padre non sempre vanno a genio ma di qualcuno non può farne a meno: uno di questi è James Baker III. Nei momenti di crisi l´esperienza e la capacità di mediazione dei ”vecchi” possono tornare più utili dell´esuberanza, degli idealismi e dell´intransigenza dei più giovani e il caso dell´Iraq, con tutti quei problemi che si porta dietro (militari ed economici) in un anno elettorale che potrebbe essere più difficile del previsto, è uno di questi. Così George W. Bush non ha esitato a richiamare in servizio effettivo quell´avvocato di Houston (e di successo) che del padre fu uno stimato (anche dagli avversari) segretario di Stato. Un compito non facile quello di Baker: risolvere il problema dell´enorme debito iracheno - stimato in circa 120 miliardi di dollari - con il più vasto aiuto e consenso internazionale possibile. Una sfida che il 73enne avvocato ha accettato di buon grado. Un po´ perché è un uomo cui piacciono le sfide difficili (due anni tra i marines lasciano il segno), un po´ perché ha avuto carta bianca dal presidente - ”il segretario Baker farà rapporto direttamente a me e lavorerà con i governi dei vari paesi, con i dirigenti delle organizzazioni internazionali oltre che con gli iracheni” - e un po´ perché gli affari sono affari e il vecchio studio Baker and Botts di soldi con i paesi arabi ne ha fatti a palate (qualcuno dice troppi) tanto che l´ex segretario di Stato è da tempo arruolato d´ufficio tra i ”filoarabi”. A Baker la famiglia Bush deve molto. Fu lui infatti a convincere Ronald Reagan (di cui è stato capo dello staff alla Casa Bianca e poi ministro del Tesoro) a prendersi come vice quel George Bush (padre) che per l´attore diventato presidente era un po´ troppo un politico, un ”funzionario”, con quel suo ingombrante pedigree di ambasciatore in Cina e capo della Cia, con gli studi fatti a Yale (Baker invece ha studiato a Princeton) e le ricchezze del petrolio. Quando Bush senior divenne presidente lo ripagò chiamandolo a ”Foggy Bottom” come segretario di Stato. L´avvocato Baker, guardato con un po´di sussiego dai diplomatici di carriera, riuscì nell´impresa di varare la più incredibile coalizione militare mai messa in piedi nella storia. Quella che, con la presenza di Siria e Arabia Saudita e con la benedizione delle Nazioni Unite, cacciò le truppe irachene che avevano invaso il Kuwait, fermandosi prima di Bagdad e lasciando in vita il regime di Saddam Hussein. Nel 1992 i rapporti tra il clan Bush e Baker subirono una brusca svolta. A lui venne imputata la strategia perdente che portò il quasi sconosciuto Bill Clinton alla Casa Bianca e i democratici al potere per otto anni. Baker se ne tornò al suo prestigioso studio di avvocato a Houston dove, con lungimiranza, iniziò ad avere facoltosi clienti tra cui nomi celebri come la Enron o la famiglia reale saudita. Il fiuto, il prestigio e l´abilità con cui aveva guidato le campagne elettorali di Reagan tornarono utili in quella notte di novembre del 2000 quando fu chiaro a tutti che la battaglia tra Bush e Gore (che aveva avuto la maggioranza del voto popolare ma non quella dei delegati degli Stati) si sarebbe risolta nelle aule dei tribunali. Baker giocò con successo (e con un po´ d´arroganza) la carta della Corte Suprema e George W. Bush divenne così il 43esimo presidente degli Stati Uniti, l´uomo che, in seguito all´11 settembre, avrebbe cambiato il volto della politica estera americana. Compiuta la missione Baker tornò al suo business, che prevede anche un incarico di prestigio al Carlyle Group, i cui uffici sono in Pennsylvania Avenue, a metà strada tra la Casa Bianca e il Campidoglio e a un tiro di schioppo dal quartier generale dell´Fbi. E adesso qualcuno ricorda con malignità dove si trovasse James Baker III l´11 settembre del 2001. In una lussuosa sala del Ritz Carlton a Washington alla conferenza annuale del Carlyle Group: presenti, oltre al nuovo inviato della Casa Bianca per il debito iracheno, l´ex segretario alla Difesa Frank Carlucci e i rappresentanti di una potente famiglia di imprenditori e finanzieri dell´Arabia Saudita: i Bin Laden» (Alberto Flores D’Arcais, ”la Repubblica” 6/12/2003).