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 2003  febbraio 04 Martedì calendario

BAGARELLA

BAGARELLA Ninetta Corleone (Palermo) 30 luglio 1944. La moglie di Totò Riina • «Lui aveva ventisei anni e lei appena tredici, quando a Corleone si conobbero nel vicolo sotto la montagna dei Cavalli. Si innamorarono subito, si fidanzarono ”in casa”, poi fuggirono insieme. E in segreto diventarono marito e moglie. Del loro matrimonio se ne seppe qualcosa quando uccisero un povero maresciallo di polizia che aveva trovato una partecipazione in un covo di Palermo: Totò Riina e Ninetta Bagarella annunciavano le loro nozze. Era il 16 aprile del 1974. Da quel giorno non si lasciarono più. Nella buona e nella cattiva sorte Totò e Ninetta sono sempre stati ”una cosa sola”. Nonostante la latitanza lunga un quarto di secolo. Nonostante la caccia degli sbirri. Nonostante gli ergastoli che hanno sepolto l’ex capo dei capi di Cosa Nostra. Un amore infinito […] Il matrimonio fu sempre felicissimo per i due, ma portò tanti problemi. Anche in quelle piccole cose, come allestire un altare dentro un casolare in mezzo alla campagna tra Cinisi e Terrasini. Si sposarono là dentro Totò e Ninetta nel 1974 e le nozze furono celebrate da un terzetto di sacerdoti amici loro. Uno era don Agostino Coppola di Partinico, degli altri due non si conobbero mai i nomi anche se più di un sospetto condusse a pezzi grossi della Curia di Monreale. Dopo l’arresto dello ”zio” Totò nel 1993 il vincolo non fu riconosciuto, il boss risultava scapolo all’ufficio anagrafe di Corleone, Ninetta ebbe inizialmente difficoltà a vedere il suo uomo in carcere perché per legge non era sua moglie. Quell’unione religiosa ”certificata” in latitanza non bastava più. Dopo varie peripezie legali (fu interessante in un certo senso che il boss si stava rivolgendo allo Stato per risolvere un suo problema) Totò e Ninetta annunciarono per la seconda volta il loro matrimonio. Testimone per lo sposo il suo vecchio avvocato, l’unico che poteva incontrarlo in una cella nel reparto super blindato di un carcere di massima sicurezza. Dietro le sbarre ridiventarono marito e moglie. Poi nell’ottobre del 2000 la sentenza della Corte di Appello che invitava Ninetta ad ”abbandonare” l’amatissimo marito in cambio di un bollo. Non era solo una sentenza: era soprattutto uno dei tanti modi per rendere ”antipatica” l’antimafia» (Attilio Bolzoni, ”la Repubblica” 13/2/2002).