Paolo Gambescia, ཿIl Messaggero 29/1/2003, 29 gennaio 2003
Riforme. «Sarebbe un nuovo imperdonabile errore se una parte della sinistra ancora legata ad una visione giustizialista e catartica del processo, con l’aggiunta dei girotondini vari, assumesse la decisione della Cassazione come cartina di tornasole della bontà e della correttezza sostanziale e formale, di tutte le inchieste della magistratura
Riforme. «Sarebbe un nuovo imperdonabile errore se una parte della sinistra ancora legata ad una visione giustizialista e catartica del processo, con l’aggiunta dei girotondini vari, assumesse la decisione della Cassazione come cartina di tornasole della bontà e della correttezza sostanziale e formale, di tutte le inchieste della magistratura. Le cose non stanno affatto così. Troppi pubblici ministeri hanno istruito processi e portato avanti tesi accusatorie senza riscontri, hanno fatto processare centinaia di imputati, poi assolti, in una visione salvifica del ruolo e della funzione. A chi continua a pensare al giudice come lo descrive la Costituzione, il garante dei diritti, tutore della collettività secondo le norme e le leggi, non basta una decisione della Suprema Corte per cancellare le tante prevaricazioni e il mancato rispetto delle regole che hanno caratterizzato troppi processi. E che hanno reso l’amministrazione della giustizia spesso non credibile. Ci voleva e ci vuole una riforma. Una riforma vera. Che non sia punitiva nei confronti della magistratura ma che restituisca credibilità all’istituzione" (Gambescia).