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 2003  gennaio 31 Venerdì calendario

Turner Ted

• Cincinnati (Stati Uniti) 19 novembre 1938. Tycoon • «Bello, ricco, geniale e di sinistra, neppure Jane Fonda seppe resistere al suo fascino. […] Ha il cuore grande e il caratteraccio di un cow boy del profondo sud (in effetti è il massimo proprietario di bestiame degli Stati Uniti). Nessuno poteva immaginare che questo provinciale della Georgia avrebbe rivoluzionato il mondo dei mass media. Il ”villaggio globale” profetizzato dal sociologo Marshall McLuhan nel 1962, nacque sul serio vent’anni dopo quando iniziò a trasmettere da Atlanta la Cnn di Ted Turner: la tv della mondializzazione. Ora Turner ha abbandonato la sua creatura. Per protestare contro i giochi di potere che stritolano la rete televisiva dentro un conglomerato in crisi, si è dimesso dalla vicepresidenza di America Online-Time Warner (che controlla Cnn). E non si riconosce in un’informazione sempre più spettacolarizzata, gridata e manipolatrice. Oggi la Cnn è come l’aria che respiriamo: i suoi notiziari ci inseguono sugli schermi in tutti gli aeroporti del mondo, vai in albergo a Shanghai o a Porto Alegre, accendi la tv ed eccola che ti aggiorna sull’Iraq, sul Dow Jones, o sui favoriti per l’Oscar. In tutte le redazioni dei giornali c’è uno schermo acceso su Cnn. La guarda Saddam Hussein per capire cosa pensiamo di lui. Se è vivo la sta guardando Osama Bin Laden. Ci sembra di essere nati con la Cnn, invece è un fenomeno giovane. Per Turner fu una scommessa azzardata, rischiò di fallire. […] Quando nel 1980 lancia il progetto di un Cable News Network, gli esperti lo trattano come un dilettante. Per loro sbaglia il mezzo e il contenuto. La cable-tv nei primi anni ”80 è ancora poco diffusa, la pubblicità va soprattutto alle emittenti generaliste via etere. L’idea poi di riempire un canale di sola informazione 24 ore su 24, pare suicida: privarsi di entertainment, né film né giochi né spettacoli, vuol dire rivolgersi a una audience minuscola e quindi senza pubblicità. In effetti per un decennio la Cnn ha un’esistenza stentata, fa un giornalismo serio con mezzi poveri. I rari spot pubblicitari (apparecchi per massaggiare le cosce adipose, 19,99 dollari, soddisfatti o rimborsati) sfigurerebbero in una tv locale. Poi la professionalità degli uomini di Turner ha la meglio. La notte in cui inizia la prima guerra del Golfo, solo una troupe di giornalisti televisivi di Atlanta è presente in Iraq (dalla loro vicenda Hollywood ha tratto un film). Il mondo intero nel gennaio 1991 si sintonizza su Cnn per vedere, ripreso dalle finestre di un albergo di Bagdad, l’inferno di fuoco che dal cielo si abbatte contro Saddam. Turner si impone come leader della globalizzazione televisiva. In Somalia e nel Ruanda, in Bosnia e nel Kosovo, la politica estera della Casa Bianca sarà influenzata anche dalla Cnn. George Bush padre e Bill Clinton dovranno tener conto dell’impatto delle immagini che quella rete planetaria diffonde tra i loro elettori. Ma quando gli eventi internazionali sono meno ”caldi”, la audience della Cnn ha cadute gravi. E mantenere una rete di corrispondenti esteri costa caro. Perciò nel 1996 Turner vende al colosso multimediale TimeWarner, in cambio ne diventa grosso azionista e vicepresidente. Nel 2000 è Time Warner a vendersi a sua volta: al gruppo America Online (Aol), primo portale americano per l’accesso a Internet. Turner, maggiore azionista individuale del nuovo gruppo, crede al matrimonio fra Internet e i vecchi media, alla convergenza tra il web e i contenuti. Dichiara il suo appoggio alla fusione ”con lo stesso entusiasmo con cui ho fatto l’amore la prima volta”. Con la crisi della New Economy Aol-Time Warner fa un tonfo disastroso. Nel 2002 ha un bilancio in rosso per 100 miliardi di dollari: è più del Pil dell’Irlanda, ed è la più alta perdita aziendale nella storia del capitalismo americano. In Borsa la società crolla dell’80% in un anno. Turner si rivolta contro gli artefici del matrimonio e vince la battaglia per far fuori Steve Case, il fondatore di Aol. Intanto la sua Cnn conosce una crisi nuova. L’11 settembre ha fatto esplodere la audience ma sul mercato delle cable-news è spuntato un temibile concorrente: la Fox del magnate Rupert Murdoch, padrone di un impero dei mass media dall’ideologia fortemente conservatrice. FoxNews è nata solo da sei anni ma con l’11 settembre riesce a fare il sorpasso sulla Cnn: 1,3 milioni di telespettatori contro i 930.000 della rete di Turner. L’Amministrazione Bush aiuta Murdoch, gli scoop dalla Casa Bianca sono più facili per la rete di destra che nei suoi notiziari non parla di truppe americane ma dei ”nostri ragazzi”. Per i falchi repubblicani la Cnn è all’indice, fa parte dell’’asse del male” della stampa liberal con il ”New York Times” e il ”Los Angeles Times”. La Cnn tenta di rimontare la china adottando le stesse ricette dei concorrenti: offre ingaggi sempre più ricchi per assumere delle star come anchormen, spettacolarizza l’informazione, esaspera l’enfasi drammatica del conto alla rovescia verso la guerra in Iraq. Studia perfino una fusione con il gruppo Walt Disney-Abc. Il fondatore non ci sta. Le sue dimissioni seguono quelle del capo di Cnn Walter Isaacson, ex direttore di ”Time”. Ma Ted Turner è un combattente indomito e potrebbe ambire a nuovi trofei. Nel 1977 vinse l’America’s Cup, nel 1991 fu l’uomo dell’anno sulla copertina di ”Time”. Il matrimonio con Jane Fonda è finito (è diventata mistica dice lui; è troppo possessivo, ”più che una moglie vuole una baby-sitter”, ribatte lei) ma non le idee che li univano. Insieme a Bill Gates, Turner è uno dei massimi filantropi del mondo per le sue donazioni ai paesi poveri» (Federcio Rampini, ”la Repubblica” 31/1/2003).