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 2003  gennaio 31 Venerdì calendario

Rove Karl

• Denver (Stati Uniti) 25 dicembre 1950. Politico. Lo stratega del successo repubblicano nelle due vittorie presidenziali di George W. Bush • «L’uomo più potente e meno conosciuto dell’amministrazione Bush. rande suggeritore, spietato avversario, demiurgo di successi elettorali, ideatore del conservatorismo compassionevole. A Washington è ovunque il potere decida qualcosa che conta ma incontrarlo sembra impossibile perché anticipa gli eventi, è sempre avanti a tutti di un paio di ore. O di settimane. A sollevare il velo sull’uomo indicato da ”Time” come l’artefice della vittoria elettorale dei repubblicani di Bush alle recenti elezioni per il Congresso è Boy Genius (Ed. Public Affairs, New York) un libro di tre giornalisti politici di Washington - Lou Dubose, Jan Reid e Carl Cannon - che per la prima volta mettono assieme come fosse un raro mosaico tutti i frammenti noti di una carriera politica da record, avvenuta sempre lontano dai riflettori. […] Viene dal West, dove l’eroe era il generale Eisenhower. Nasce in piena Guerra Fredda, va all’Università nello Utah entrando in conflitto con simboli, valori e nomi del movimento del 1968 (’comunisti”), muove i primi passi in politica fra i giovani repubblicani neanche ventenne quando Nixon sconfigge McGovern, vicenda dalla quale impara che anche i colpi bassi servono perché ”il fine giustifica sempre i mezzi”. Il debutto vero in politica passa per Houston dove George Bush padre chiama il giovane rampante quando il Texas era ancora tutto il mano ai democratici. qui che matura: il mentore è Lee Atwater - stratega prima di Ronald Reagan e poi di Bush padre - il nemico Jimmy Carter ”che vuole portare in America l’eurosocialismo” e la prima prova arriva nel 1978, far eleggere il giovane George W. Bush in un collegio senatoriale del West Texas. Rove fallisce perché il candidato democratico è più determinato ed ha un ”messaggio chiaro”: affonda Bush svelando agli elettori che non è texano, viene dal New England, è uno straniero che non sa neanche leggere i cartelli stradali, con un autista in giacca e cravatta che non sa cosa sia un sella. una sconfitta formatrice: da allora Rove combatterà cercando solo il ko del rivale prescelto, vincerà ”senza prendere prigionieri” aiutando senatori come Phil Gram e Bill Clements a cacciare i democratici dallo Stato senza avere troppi peli sullo stomaco. Setaccia il Texas contea per contea, stila liste di nomi, sa meglio di chiunque altro chi può finanziarie e chi aiutare in altro modo. Una valanga di informazioni che aiuta Bush padre a battere Dukakis nel 1988 e Dole a strappare il Texas a Clinton nel 1996. Il castello da espugnare è quello di Ann Richards, governatrice democratica del Texas, che pare imbattibile: durante la campagna del 1994 lui fa circolare voci e pezzegolezzi su sue presunte amicizie lesbiche ed al tempo stesso tira le fila dei grandi finanziatori, oramai conquistati alla causa dei repubblicani. Alla fine il nuovo governatore è George W con il 53,5 per cento dei voti. su quella vittoria che costruisce prima il controllo assoluto del Texas e quindi la corsa verso la Casa Bianca nel novembre del 2000. Per diventare l’uomo più potente del mondo non bastano trucchi e sgambetti agli avversari e lui veste i panni del demiurgo politico: è lui che spiega a George W. che i repubblicani hanno bisogno di una ”nuova coalizione” capace di alleare i conservatori classici con la destra cristiana, attenta più a valori come il no all’aborto che al liberismo economico. Il modello è il presidente McKinley a cui l’impresa riuscì a fine Ottocento grazie ai consigli di Teddy Roosevelt, che poi gli successe alla Casa Bianca. Per Bush questo significa andare a conoscere la destra cristiana che vota il reverendo Pat Robertson: l’uomo-chiave è Tom DeLay - oggi capo della maggioranza alla Camera - e Rove lo insegue, portandolo alla corte di George W. Rove è il tessitore dell’intesa fra l’elitè conservatrice dei Bush e la base cristiana del West ed è sempre lui a cercare, senza sosta, il propellente: i dollari. ”Le elezioni iniziano come le ”primarie dei soldi’” spiega a Bush. Così ai nastri di partenza per la Casa Bianca 2000 Bush ha già sconfitto i rivali repubblicani grazie ad un raccolto record di 36,4 milioni di dollari. Sulla strada della sfida ad Al Gore l’unico ostacolo è il senatore dell’Arizona, John McCain, ma anche lui finisce nel vortice di indiscrezioni e pettegolezzi: è gay, ha un figlio nero o meglio illegittimo. Il resto lo fa un bombardamento di email: 300 al giorno spedite dal proprio pc nel quartier generale di Autin. Una vera macchina da guerra. Vinta ai punti la Casa Bianca nella Florida governata dal fratello Jeb, George W. arriva a Washington con Rove che già gli presenta il programma elettorale per le primarie del 2002. basato su un precedente: ogni presidente americano mantiene in media due terzi delle promesse fatte, noi dobbiamo fare di meglio. Da qui l’offensiva di Bush su scudo stellare, a favore dei tagli fiscali e contro il Protocollo di Kyoto. Rove non si cura delle proteste degli alleati europei, pensa a tenere assieme la ”nuova coalizione conservatrice compassionevole” ed anzi mira ad allargarla: l’impronta del Sud serve a raccogliere voti fra i latini, la minoranza che cresce più velocemente, mentre l’alleanza con la destra cristiana - da sempre filo-israeliana - serve a rubare voti ebraici ai democratici in Florida, a New York e in California. infaticabile, finisce un’elezione e pensa già alla prossima. ”Boy Genius” lo chiama il presidente, che lo ascolta come nessun altro. Come avvenne in occasione della visita da Giovanni Paolo II in Vaticano: il consigliere per la sicurezza nazionale, Condoleezza Rice, gli aveva consigliato di tacere in pubblico sugli scandali di pedofilia nella Chiesa cattolica Usa ma Rove sosteneva il contrario per mandare un messaggio di attenzione a fedeli e sacerdoti in rivolta nello Stato del Massachussets, terra di democratici. Bush gli diede ragione e disse a sorpresa prima dell’incontro con il Papa: ”Sono venuto a parlare di questi episodi per rafforzare la leadership della Chiesa cattolica degli Stati Uniti”. La guerra al terrorismo dopo l’11 settembre è diventata collante della coalizione neoconservatrice, arricchendola di un progetto strategico di ”nuovo ordine internazionale” costruito attraverso la progressiva eliminazione di ogni nemico, come avveniva per la conquista del West. Tassello dopo tassello Rove ha preparato la conquista del Congresso: l’’Asse del Male” terrorista evoca la lotta e la terminologia di F.D.Roosevelt contro il nazifascismo e di Reagan contro l’Urss, la denuncia assoluta della clonazione piace agli anti-abortisti, l’abbandono del poligono di Vieques a Porto Rico è un premio agli ispanici. Ma non era ancora sicuro del trionfo e così Rove obbligò Bush a gettarsi in lizza sebbene non fosse candidato, trasformando il voto sul Congresso in un referendum sul proprio nome. Adesso la nuova sfida è nel 2004 e sul percorso ci sono due ostacoli: Saddam Hussein e la crisi economica. Per superarli ancora una volta George W si affida a Rove. ”Scrive bene, ha buone doti di organizzatore ed ama vincere, la politica è il suo sport preferito” diceva di lui il un docente di college» (Maurizio Molinari, ”La Stampa” 30/1/2003). «’Boy genius” per i suoi numerosi ammiratori, ”anima nera” per gli altrettanto numerosi avversari che lo detestano [...] ha imparato a conoscere l´America profonda nel natio Utah, lo Stato dei mormoni. Con un padre scappato di casa e una madre suicida ha trovato fin dagli anni del college la sua nuova famiglia nella politica. Conosciuto tra i giovani repubblicani come il più brillante ”insegnante” di ”sporchi trucchi”, ha affinato il suo talento in una carriera trentennale sempre vissuta in ombra ma nelle stanze che contano. Una carriera iniziata a Washington lavorando al comitato nazionale del Gop quando era diretto da George Bush senior e il suo compito era quello di portare le chiavi della macchina a Bush junior se nei weekend voleva tornare a casa per divertirsi alle feste di Georgetown invece di restare ad Harvard. L’ha affinato talmente che oggi si parla di ”rovismo” come fenomeno, ideologia o scienza politica che sia, e che viene già studiato in diverse università. Uomo potentissimo in grado di creare e distruggere rapidamente le carriere all’interno dell’amministrazione (fu lui a ”cacciare” il segretario al Tesoro O´Neill che aveva criticato il taglio delle tasse) Rove, dice qualche agiografo forse un po’ troppo eccessivo, avrebbe anche insegnato a Bush alcuni dei trucchi con cui il presidente riesce a farsi benvolere: la camminata un po’ bulla, i comportamenti da cow boy, l’inglese imperfetto e l’autoironia sulla sua ”ignoranza” così simile a quella dell’americano medio» (a. f. d’A., ”la Repubblica” 4/11/2004).