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 2003  gennaio 31 Venerdì calendario

Chabrol Claude

• Parigi (Francia) 24 giugno 1930, Parigi (Francia) 12 settembre 2010. Regista • «[...] Ha esordito con Le beau Serge, considerato il primo film della Nouvelle Vague, ma al contrario dei suoi amici Godard, Rohmer, Truffaut, è passato presto al cinema-cinema, realizzando numerosi noir o squisite trascrizioni letterarie come Madame Bovary. Quanto ha pagato questa scelta? ”Sul fronte critico mi è andata bene. Ho la tessera di ”Le Monde’, ”Incorruptibles’, ”Liberation’ e ”Telerama’: averla significa che i tuoi film, comunque siano, non possono non piacere. Secondo me l’importante per un regista è non ammorbare lo spettatore, ma neppure farlo dormire. Al cinema rivoluzionario non ci ho mai creduto, quando hai finito il film è finita pure la rivoluzione”. [...]» (Alessandra Levantesi, ”La Stampa” 17/11/2005) • «Ha regalato a generazioni di spettatori brividi di paura e il perfido gusto del sarcasmo. […] ”Mi hanno definito il pittore del costume borghese, non sono d’accordo, ma mi sono stufato di contraddire. Sono cresciuto in un paese, figlio di un farmacista, colloco le mie storie nell’unico ambiente che conosco, gente che ha soldi e potere, il cui sogno è quello di aumentare soldi e potere, preoccupata solo di comprare l’auto più potente o di cercare l’investimento in borsa più redditizio. Ma non ho interesse sociologico, mi interessa l’intrigo […] Se ci fate caso nel mio cinema sto sempre dalla parte dei deboli e degli sfruttati, ricchi o poveri che siano. Lo sfruttamento è la cosa che più mi rende furioso, da qualunque parte venga. Molti leggono intenzioni politiche nei miei film perché mi piace mettere a nudo l’ipocrisia borghese, i silenzi che coprono le vergogne di famiglia. in queste situazioni che si compiono i crimini più efferati e perversi. Le Pen? Lo conosco da mezzo secolo, eravamo compagni di università, facoltà di giurisprudenza. Insieme facevamo le goliardate più sceme, mi era simpatico, era spavaldo, anarchico, nel dopoguerra sbeffeggiava i poliziotti francesi che si vantavano di aver lottato nella Resistenza e invece erano stati i più solerti collaboratori dei nazisti. Ma non ho nessuna simpatia per le sue idee politiche di oggi […] Isabelle Huppert è l’unica attrice capace di sorprendermi continuamente, ogni volta si annulla nel personaggio, la persona Isabelle non esiste più. Mi affascina talmente come attrice che a volte dimentico che ha anche un corpo seducente. […] Che cosa sarebbe la vita senza le donne e senza il cibo? Le donne mi hanno insegnato molto, soprattutto l’umiltà, ho capito che sono più forti e molto più indispensabili loro agli uomini che non il contrario. Purtroppo negli anni l’equilibrio tra i due piaceri si è alterato. Amo girare in provincia perché il buon cibo è sempre garantito. Non a caso tra i miei migliori amici c’è Coppola, un altro che sa cosa vuol dire mangiare. Con lui è sempre aperto il duello tra i vini francesi e quelli della Napa Valley […] La mia televisione è accesa dalla mattina alla sera, funziona come rumore di fondo, non la programmo, va bene quello che offre. Mi secca quando c’è qualcosa di interessante perché mi distrae da quello che sto facendo. Ma secondo me non esiste buona o cattiva tv, tutto dipende dalla distanza che mettiamo tra noi e il teleschermo. Talvolta ci si può avvicinare senza sentirsi mortificati, a volte ci sono programmi così immondi che è bene stare lontani, magari in un’altra stanza. Anzi, è meglio uscire di casa”» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 29/1/2003) • «Nei miei film le donne sono quasi sempre malvagie. Rifletto quello che accade veramente: le donne hanno necessità di conquistare una società interamente dominata dai maschi. E un modo possibile è un fatto di sangue, ma non lo dirò certo a mia moglie. Ultimamente però gli uomini si umiliano da soli, così la danno vinta alle donne. Ecco perché nel mio cinema sono le donne a farli fuori [...] Per interessare il pubblico bisogna parlare di casi limite. A me quel che interessa come regista è sempre la natura umana e il modo giusto per cercare di capirla è anche vedere fino a che punto arriva [...]» (’il manifesto” 8/9/2004).