Elisabetta Rasy, "Corriere della sera" 30/1/2003, pagina 54., 30 gennaio 2003
Per Gogol’ Roma, è «patria dell’anima», luogo in cui la gente non ha «l’espressione tirata sulla faccia» come nell’Europa del nord
Per Gogol’ Roma, è «patria dell’anima», luogo in cui la gente non ha «l’espressione tirata sulla faccia» come nell’Europa del nord. Qui, durante lunghi soggiorni tra il 1837 e il 1846, lavora alla seconda parte delle "Anime morte", ha intensi contatti con il mondo artistico che si riunisce dalla principessa Volkonskaia nella villa a san Giovanni in Laterano(oggi residenza degli ambasciatori inglesi), frequenta le botteghe dei pizzicagnoli e gli studi di pittori come Tenerani, Overbeck, Minardi e Camuccini, si entusiasma per il Belli, stringe amicizia con l’archeologo Nibby, il cardinal Mezzofanti, il banchiere mecenate Valentini,e diventa esperto di trattorie (il Falcone al Pantheon e quella del Lepre a via Condotti, le sue preferite).