Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  gennaio 30 Giovedì calendario

Avalle Silvio

• Cremona 3 giugno 1920, Firenze 9 gennaio 2002. Filologo. Semiologo. «Una delle menti più creative nell’Italia della seconda metà del Novecento. [...] Fu professore universitario nell’Università di Pavia, con sede alla Facoltà pavese musicale di Cremona, indi dal 1969 al 1974 alla Facoltà di Lettere di Torino, infine a quella di Firenze, dove divenne direttore, presso l’Accademia della Crusca, di eccezionali programmi lessicografici, tra cui quello da cui è nata un’opera magistrale, imperitura, le Concordanze della lingua poetica italiana delle Origini, concordanze elaborate dal computer e ricavate per la prima volta dai codici dei manoscritti in una ricerca quasi trentennale, dal 1964 al 1992. Negli anni dell’insegnamento torinese ha introdotto per la prima volta in una Facoltà di Lettere italiana l’insegnamento della semiologia. Ha realizzato anche studi sulla Commedia, da cui nacque il saggio L’ultimo viaggio di Ulisse (1960), particolarmente originale. I suoi lavori devono al suo ingegno un aspetto pionieristico: si pensi al saggio celebre su Gli orecchini di Montale, cioè su un poeta del quale nel 1946 aveva tradotto una scelta di poesie. Sulla scia di un maestro come Contini compose il saggio L’analisi letteraria in Italia (1970). Nell’ambito medievistico ha curato varie edizioni critiche (ad esempio, di Peire Vidal), una grammatica della latinità medievale e delle origine romanze, oltre a condurre ricerche fondamentali di metrica e sulle origini della versificazione romanza. I temi della poesia medievale diedero origine a un volume criticocreativo dal titolo Ai luoghi di delizia pieni (1977). In un volume della collana ”Nuova Corona” di Bompiani approfondì il tema semiotico della fanciulla perseguitata. Il critico affronta qui il problema del fare artistico e quindi dei generi letterari. Secondo lui, il ”romanzo nero”, in quanto categoria astratta denotante un gusto particolare, è come qualsiasi altra categoria dello stesso genere, strumento conoscitivo del tutto inadeguato per quel che riguarda, ad esempio, gli accertamenti critici relativi alla tecnica compositiva e alla scelta dei personaggi o ancora ai ”motivi” che entrano a far parte dei singoli romanzi convenzionalmente iscritti sotto la rubrica del ”nero”» (Maria Corti, ”la Repubblica” 11/1/2002). «S’era laureato a Pavia e, dopo un periodo di lettorato a Ginevra e anni di docenza nelle scuole superiori di Milano, aveva insegnato a lungo Filologia Romanza (e anche Semiologia) nell’Università di Torino (dal 1959), poi in quella di Firenze; infine aveva avuto l’incarico dell’’opera del Vocabolario” all’Accademia della Crusca. Era accademico dei Lincei. Partito con un forte interesse contemporaneistico, sia sul versante filosofico, sia su quello letterario, s’era poi concentrato sulla più rigorosa filologia medievale (italiana, provenzale e francese); a metà degli anni Sessanta, con una nuova svolta, era diventato uno dei più ferrati rappresentanti della nuova critica d’ispirazione semiologica. Fondò anzi, con Maria Corti, Isella e Segre, la rivista ”Strumenti critici”, che ebbe una funzione determinante nell’approfondimento storico e teorico di quella metodologia. Parlatore affascinante, ebbe, com’era naturale, un grande seguito: i suoi allievi filologi e semiologi non si contano. Del resto, aveva colto nel Sessantotto soprattutto un émpito rinnovatore; e gli anni successivi furono forse i migliori della sua imponente attività. Difficile elencare i suoi lavori, anche solo i più importanti. Certo vi domina l’edizione delle poesie d’un grande e fecondo e avventuroso trovatore, Peire Vidal; edizione che fu ed è tuttora considerata esemplare. Si dovrebbero aggiungere l’italiano Guinizzelli, i poemetti francesi delle origini, come la Passiun. La grammatica storica, strumento fondamentale per qualunque editore di testi antichi, diventa elemento di delimitazione culturale quando, nello studio di un antichissimo testo teatrale, lo Sponsus, Avalle individua una zona linguisticamente autonoma tra Francia e Provenza, definita ”pittavina” perché corrisponde in parte al Poitou. E sempre in ambito linguistico, rivelò l’esistenza di un particolare tipo di latinità diversa da quello che si chiama latino volgare e, naturalmente, dalle lingue spiccatamente volgari; lo chiamò ”latino circa romançum”. La sua inventiva era inesauribile. E se per certi aspetti rivelava sprazzi di genialità inventiva che facevano pensare a un poeta a lui caro, Rimbaud, dall’altro sviluppava interessi matematici, messi in opera nella ricerca lessicografica (all’Accademia della Crusca), nelle concordanze e negli studi di metrica. [...] Del suo talento combinatorio aveva dato già prova nello studio sulla tradizione dei testi provenzali, e in particolare dei canzonieri, col volume La letteratura medievale in lingua d’oc nella sua tradizione manoscritta (1961). Sull’altro versante della sua opera, va ricordato che il suo studio su Gli orecchini di Montale (1965) fu uno dei primi, e dei migliori esempi, di critica strutturalistica; e che di questa critica egli rivisitò le origini italiane col volume L’analisi letteraria in Italia (’70). Particolarmente efficace nello studio dei testi narrativi, affrontava opere chiave delle letterature romanze, compresa la Divina Commedia; li raccolse poi nel volume: Dal mito alla letteratura e ritorno (’90). Un titolo, questo, che allude già all’interesse antropologico ed etnologico che caratterizzò la serie dei lavori semiotici, forse proprio sul modello dei grandi studiosi russi che egli contribuì a far conoscere tra noi. [...] La sua semiologia s’incentrava quasi totalmente sulla teoria di Saussure, cui dedicò un’attenta esegesi. Andò anche a scavare tra gl’inesauribili materiali manoscritti del linguista ginevrino, pubblicandone inediti di estremo interesse. Era quasi un personaggio da romanzo. Alto e biondo, con una piccola barba da principe russo, enunciava idee sempre originali, percorreva itinerari inconsueti trascinando l’interlocutore o l’ascoltatore in terre inesplorate» (Cesare Segre, ”Corriere della Sera” 11/1/2002).