Maria Teresa Marchese, ཿLa Stampa, ཿAnsa 22/1/2003, 22 gennaio 2003
Dopo dieci anni di matrimonio, droga e servizi sociali, l’altra notte Emanuele Visciglia, 36 anni, di Tortona (Alessandria), sollevò dal letto d’ospedale sua moglie Anna Maria Falcone, 33 anni, malata di Aids, la mise su una sedia a rotelle, le adagiò una coperta sulle gambe e senza quasi una parola la portò fuori
Dopo dieci anni di matrimonio, droga e servizi sociali, l’altra notte Emanuele Visciglia, 36 anni, di Tortona (Alessandria), sollevò dal letto d’ospedale sua moglie Anna Maria Falcone, 33 anni, malata di Aids, la mise su una sedia a rotelle, le adagiò una coperta sulle gambe e senza quasi una parola la portò fuori. Si diresse in periferia, superò il cavalcavia verso Castelnuovo Scrivia e, sempre spingendo la carrozzina, imboccò la strada sterrata della vecchia cascina Messina. Sistemò con cura la moglie a terra, in mezzo a un campo. Le si accucciò accanto e attese che morisse. Poi s’allontanò nel buio, mentre lei si copriva di un leggero strato di neve.