Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  gennaio 30 Giovedì calendario

Atta MohamedElAmir

• . Nato a Kafr el Sheik (Egitto) il primo settembre 1968, morto a New York (Stati Uniti) l’11 settembre 2001. Terrorista. Secondo gli investigatori americani era il capo dei dirottatori dell’11 settembre. «Il padre, Mohamed el Amir Awad el Sayed Atta, veniva da un piccolo villaggio di provincia e la madre, Bouthayna Mohamed Mustapha Sheraqi, dalla periferia di Kafr el Sheik, capitale dell’omonima provincia. Come usa nelle zone rurali dell’Egitto, il matrimonio dei suoi genitori era stato combinato dalle rispettive famiglie. Mohamed el Amir era già un noto avvocato, Bouthayna aveva solo 14 anni, ma essendo figlia di una facoltosa famiglia di contadini e commercianti, apparteneva a un ceto sociale assai più elevato del suo. Mohamed è l’ultimo nato, preceduto da due sorelle, Azza e Mona. Il padre era considerato dai parenti acquisiti come austero, severo e riservato [...] Atta senior, versione rugosa del figlio, non ha rimpianti per la sua incapacità di socializzare. E’ un tipo un po’ spaccone ed energico che emette sentenze più che rispondere a domande. ”Noi siamo persone che se ne stanno per conto loro, non ci mischiamo tanto con gli altri e abbiamo successo” [...] Tutti e tre i figli fecero le scuole superiori. Atta, come le sue due sorelle, frequentò l’Università del Cairo, uno dei college più prestigiosi del paese, al quale si accede soltanto superando test severi [...] Era bravo nelle materie analitiche, ma il suo percorso di studio venne deviato in direzione del design [...] Nel periodo in cui studiava all’università i Fratelli Musulmani fecero varie campagne di reclutamento [...] Lui non aveva particolari interessi per la politica o la religione, dicono i suoi amici. Il padre sostiene che aveva messo in guardia i figli dal farsi coinvolgere dalla politica. [...] Mohamed, per la prima volta in giro da solo, arrivò ad Amburgo nell’estate del 1992. La prima cosa che fece fu chiedere dov’era la mosceha più vicina [...] Non si fece molti amici. Poteva essere amabile e cortese, ma mai veramente affettuoso. [...] Anche se non molto alto (1,73) e sottile, era una figura minacciosa e sinistra. Appariva goffo, rigido e come represso. Il suo viso, ora così noto, con i lineamenti così taglienti e la fronte bassa e scura, gli dava un’aria più sottomessa che minacciosa ma certo non amichevole [...] Spendeva molto poco per il cibo e ancora meno tempo per mangiare. Quando doveva mangiare si lamentava di doverlo fare. ”Era refrattario a qualsiasi tipo di piacere”, racconta il suo coinquilino [...] A partire dall’autunno del 1997 non ebbe più quasi nessun contatto con l’università per un anno [...] Aveva trovato una nuova occupazione part-time: impacchettava computer in una casa di spedizioni. Questo tipo di lavoro non aveva alcun collegamento con i suoi progetti di carriera come urbanista. Ma aveva ben altri collegamenti. Infatti almeno due dei suoi colleghi di lavoro sono accusati di aver partecipato all’organizzazione e all’esecuzione degli attacchi dell’11 settembre. Secondo gli investigatori, a un certo punto, in questo periodo, andò in Afghanistan per addestrarsi in uno dei campi di Al Qaeda [...] Al suo coinquilino raccontò che andava a fare un pellegrinaggio, senza spiegare dove [...] A novembre 1998 ricomparse a Harburg. Con altri due uomini prese in affitto un appartamento ristrutturato vicino all’università. [...] Fecero installare delle linee veloci per computer. Secondo gli investigatori, questa era una nuova cellula terroristica di Al Qaeda e la centrale che avrebbe pianificato gli attacchi dell’11 settembre [...] Alla fine del 1999 Atta tornò a casa con la sua tesi. Il padre lo accolse come un eroe vincitore. ”Gli dissi che dovevamo trovargli moglie”.[...] A quel tempo i genitori si erano separati [...] La zia racconta che Atta disse alla madre che non voleva andarsene, che non voleva continuare a studiare, ma restare al Cairo e occuparsi di lei. Le chiese se era possibile. ”La madre invece continuò a insistere perché tornasse ai suoi studi”, spiega la zia. Devi assolutamente prendere un dottorato, gli disse. Vai in America. [...] C’è molto che non saremo mai in grado di sapere su di lui. Ma quando un uomo si muove per il mondo lascia tracce che possono essere ripercorse, anche se molto labili. Seguendo le sue tracce, l’immagine che trasmette è quella di un uomo troppo piccolo per aver potuto compiere una cosa così grande come quella che ha fatto. Questo era un uomo tanto timido da non osare bussare alla porta aperta dell’ufficio del suo professore. C’è qualcosa che assolutamente non convince in tutto ciò. Noi vogliamo che i mostri siano mostruosi. Ci aspettiamo che siano in qualche modo all’altezza dei loro crimini. Ma più di tutto vogliamo che siano straordinari, in modo da poter pensare che questa cosa orribile non possa ripetersi così facilmente» (Terry McDermott, ”LosAngeles Times”/”Il Foglio” 10/2/2002).