Varie, 30 gennaio 2003
ATZORI
ATZORI Simona Milano 18 giugno 1974. Ballerina. Pittrice • «[...] la splendida ballerina senza braccia che [...] ha incantato tutti durante la cerimonia di apertura della Paralimpiade torinese, ha danzato per il Papa durante il Giubileo 2000[...] ”[...] sulla pelle ho sentito l’abbraccio immenso della gente. Non ho mai vissuto una partecipazione così, era come se tutti ballassero con me. Il freddo? Non l’ho sentito, anche se danzavo a piedi nudi. Avvertivo il vento che mi accarezzava i capelli. [...]” Il talento di Simona, la libellula, si esprime anche nella pittura. Nel ’92, ricevuta in udienza in Vaticano, regalò a Giovanni Paolo II un ritratto che aveva realizzato. ”Ho cominciato a dipingere a 4 anni, sì con il piede destro, la passione per la danza è arrivata due anni dopo”. [...]». (pa.m., ”La Gazzetta dello Sport” 12/3/2006). «Un angelo senza ali, una farfalla dalle ali trasparenti [...] Nonostante uno spettatore che la osservi sul palcoscenico faccia fatica ad accorgersene, è una persona senza braccia. E lo è da sempre, perché è nata così. Un problema gravissimo per chiunque. Ancora di più per chi danza. Equilibrio, movimenti e impostazione coreografica creano problemi speciali a chi convive con questo handicap. Ma non a lei. A chi le chiede come riesce a ballare lo stesso, risponde: ”Sinceramente non l’ho mai considerato un handicap. E questo è stato l’aspetto più importante all’inzio della mia esperienza nel mondo della danza. Sono una persona come tutte le altre. Ho cominciato a danzare a sei anni [...] All’inizio, lo ammetto, c’è stato qualche problema nell’accettare questa mia condizione. Ma poi, quando mi vedevano danzare, notavano subito la felicità nel mio viso e capivano che la danza per me è emozione e gioia [...] Mi piace dire che ho creato il mio modo di danzare. Ho un senso dell’equilibrio sicuramente molto sviluppato. Grazie al mio movimento, che è particolare, qualcuno dice che sfido anche le leggi della fisica. Questo mi piace perché lo vedono gli altri. Io so solo che, come in tutte le cose, esprimo il mio modo di essere. I miei piedi sono in un certo senso le mie mani: e anche nella danza i piedi sono mani”» (Orazio La Rocca, ”Il Venerdì”30/3/2001).