Roberto Mazzanti, Extra, 26/08/1996; Antonio Pagliani, Corriere della Sera, 28/08/1996, 26 agosto 1996
Una vita un milione. Il ragionamento che sta dietro al milione e passa pagato a mo’ di risarcimento ai genitori contadini del piccolo Gherri ucciso da un’auto a Reggio Emilia è il seguente
Una vita un milione. Il ragionamento che sta dietro al milione e passa pagato a mo’ di risarcimento ai genitori contadini del piccolo Gherri ucciso da un’auto a Reggio Emilia è il seguente. L’automobilista investitore è stato assolto in sede penale dall’accusa di omicidio colposo (la colpa dell’incidente, cioè, era soprattutto del ragazzo). Non c’era dunque possibilità di risarcire i danni morali. Quanto a quelli patrimoniali, il calcolo è stato fatto sul 30 per cento di responsabilità (concorso di colpa) attribuito all’investitore. La somma di un milione e rotti risarciva le spese funerarie. Se il conducente fosse stato riconosciuto colpevole, il danno morale sarebbe stato rifuso con un importo oscillante tra un terzo e la metà dello stipendio del capofamiglia moltiplicato per il numero di anni (presunti) che sarebbero passati tra l’ingresso della vittima nel mondo del lavoro e il momento in cui si sarebbe sposato. Questa somma sarebbe stata riconosciuta a ciascuno dei due genitori. Alla grossa: per aver colpevolmente ammazzato il figlio di un calciatore, l’investitore dovrebbe sborsare 800 milioni, il figlio di un direttore di Banca 600, di una maestra 80, di un manager un miliardo, di un operaio 34 milioni, di un magistrato 240 milioni, ecc. Montanelli ha sostenuto, rispondendo a un lettore, che una giustizia simile è da buttare.