Varie, 29 gennaio 2003
ASTORI
ASTORI Adelaide (Acerbi) Milano 17 febbraio 1946. Sposata dal 1967 con l’architetto Enrico Astori, insieme al quale (e alla cognata Antonia) ha fondato nel 1968 Driade, azienda di oggetti e design della quale cura l’immagine grafica • «[...] Donna piena di energia, grande viaggiatrice, con forti capacità comunicative. A differenza dei due fratelli architetti, nasce scenografa, laureata con una tesi su Bruno Munari. Ma più che gettarsi in un ruolo direttamente creativo, preferisce puntare sulle doti di carattere. Si assume il compito di comunicare al mondo il ”Cosmo Driade” e indurre la sonnolenta borghesia italiana ad affrontare nelle proprie case l’incognita del mobile moderno. ”Dovevo immaginare un metodo di comunicazione diverso dal solito, affidato a formule inconsuete”. Così nel 1970 le viene in mente per prima cosa di far fotografare i mobili all’interno di case tradizionali e belle. Chiama all’uopo grandi fotografi, da Mulas a Basilico, e affida il tutto a riviste ”Driade” con distribuzione in edicola intorno alle 35 mila copie. Sulle ali della ninfa dei boschi l’operazione funziona. Driade nel giro di pochi anni diventa non solo sinonimo di mobile di qualità, ma veicolo di un progetto culturale più allargato e complesso. Nascono tre luoghi monomarca (Milano Tokyo, Roma) dove nell’allestimento, spesso ideato dalla stessa famiglia, si ospitano mostre, lezioni d’architettura, piccoli cenacoli dove capita d’incontrare una rassegna sul design giapponese o David Chipperfield che parla agli studenti. [...]»(Alessandra Mammì, ”L’espresso” 10/8/2006) • «Mio marito Enrico e io siamo lontani cugini, ma non ci frequentavamo da ragazzi: lui ha dieci anni più di me. Poi, nel ”67, mi ha chiesto di fargli il catalogo dei prefabbricati prodotti dalla sua azienda. per le foto ho chiamato Ugo Mulas, che aveva appena pubblicato New York, The New Art Scene, il suo libro sulla pop-art. Alla fine dell’anno Enrico e io ci siamo sposati [...] perché il nome Driade? Mah, era bello, eufonico... Confesso: non ricordo. Mi ricordo bene l’entusiasmo di noi tre, Enrico, Antonia e io, quando abbiamo deciso di buttarci. Era il ”68, però della contestazione me ne infischiavo. Avevo in mente solo la grafica, la pittura [...]» (’Specchio” 16/10/1999).