Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  gennaio 29 Mercoledì calendario

Scholes Paul

• Salford (Gran Bretagna) 16 novembre 1974. Calciatore. Del Manchester United (con cui ha vinto la Champions League 1999 e 2008, finalista nel 2009 e 2011) e della nazionale inglese • «Sua moglie Claire non era nelle “Spice Girls”. Non era nemmeno una modella. È stata solo la sua primissima girlfriend, la fidanzatina “da sempre”. Lui, poi, ha ancora gli stessi capelli, rosso-carota, o come dicono in Inghilterra: “ginger”. Logico che non sia famoso come David Beckham. Giocare bene, anzi divinamente, al calcio oggi non basta più per vincere i sondaggi via Internet. Senza l’apparato di relazioni pubbliche, i consulenti d’immagine, i consulenti mediatici, gli addetti stampa personali, la fama batte la bravura. Peggio: “Ginger” Scholes tende a far coincidere il rosso dei capelli con il rosso del volto. È un timido esagerato: nonostante dieci anni di successi e trionfi nel Manchester United, continua a sgusciar via dagli allenamenti al centro tecnico di Carrington come un ladro d’appartamenti. E continua il suo rapido dribbling anche alla fine delle partite all’Old Trafford, se solo vede avvicinarsi un taccuino o un microfono. Non gli resta che “parlare sul campo”. E parlare sul campo, senza parlare fuori, significa dover escogitare qualcosa di eccezionale, anche per uno del suo calibro. […] ” Paul è il miglior giocatore del calcio inglese” ha sentenziato Ferguson. Non ha fatto altro che avallare il giudizio già espresso da Eriksson: “Scholes è il più completo tra i giocatori della Premier”. […] Deve sempre combattere con l’asma. Una battaglia che continua a vincere, un esempio e una speranza per migliaia di ragazzini e di giovani che per l’asma non vogliono rinunciare al gioco più bello del mondo» (Giancarlo Galavotti, “La Gazzetta dello Sport” 26/1/2003).