Varie, 29 gennaio 2003
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Lurio Donald
• Benjamin New York (Stati Uniti) 15 novembre 1933, Roma 26 gennaio 2003. Ballerino e coreografo • «Era un uomo simpatico; a chi gli faceva notare che in cinquant’anni non era riuscito a imparare l’italiano, rispondeva: ”Io parla sette lingue, almeno con una doveva avere problemi”. Usava solo la terza persona, non c’era verso. Con la sua leggerezza ha attraversato quasi cinquant’anni di televisione italiana: aveva iniziato la carriera come aiuto coreografo prima di approdare a Broadway e al varietà. A metà degli anni ’50 lascia l’America per Parigi, dove trova subito la celebrità con il balletto di Appuntamento mancato (1956) della Sagan. La prima si svolge alla presenza della principessa Grace di Monaco; la scena di due amanti ”vestitissimi” che, presi dalla passione, decidono di appartarsi in bagno, lo catapulta per lo scandalo sulle prime pagine dei giornali. Quel successo lo fa scoprire anche in Italia, dove viene scritturato dalla Rai di Torino per lo spettacolo Crociera d’estate (1957). Il piccolo grande americano diventa il nostro Fred Astaire, il punto di riferimento del varietà del sabato sera: cambia il modo di ballare in tv. Stravolge i ritmi lenti, le coreografie paludate; nei passi mescola rapidità e ironia. Garinei gli chiede di esaminare una ragazza bionda talentosa, Delia Scala. Gli affidano Canzonissima (1959); con Giardino d’inverno (’61) dirige le gemelle Kessler, per cui crea il Dadaumpa, indimenticabile sigla di Studio Uno. Nel 1965 crea i balletti di Stasera: Rita e nel ’67 di Sabato sera dove si esibisce in duetto con la star di turno. Cercava di far ballare tutti, da Baudo a Corrado, dalla Cinquetti alla Loren, dalla Lollobrigida alla Pavone, da Patty Pravo a Mina. Amava le sfide (’Ho fatto piangere tante donne in sala prove”), ma con Mina trova pane per i suoi denti. Lei ha 21 anni, una voce splendida, ma poca voglia di imparare a ballare. ”La feci sudare una prima mezz’ora, poi cominciò sbuffare” raccontava ”Era stanca. Avevo chiuso la porta chiave. Dopo tre ore mi grida: ’Nanerottolo, ora basta!’. Vola qualche schiaffo, lei trova la chiave e va via in lacrime. Pensavo che non avremmo più lavorato insieme, invece mi chiamò per scusarsi. Diventammo amici”. In teatro cura 365 (1963) L’assillo infantile (1966) e Sveglia al collo (1967). In tv è il coreografo della Vedova allegra, Ma perché perché sì o di Hai visto mai? con Lola Falana. Dalla fine degli anni ’70, dopo la collaborazione con Pippo Baudo in Chi?, sta lontano dalla tv e solo nell’82 partecipa a Pronto chi gioca? Con Fabio Fazio a Quelli che il calcio..., sfodera il sense of humour. Pieraccioni lo chiama per Il pesce innamorato. Si definiva un folletto, ma confessava che dopo la scomparsa del compagno, Livio, morto di Aids nel ’94, (22 anni di vita insieme), si era sentito perso. Era caduto in depressione, solo grazie agli amici e alla pittura aveva superato lo sconforto. Il signor Dadaumpa dipingeva, decorava piatti - con pesci, mandarini, a colori sgargianti - aveva una passione per i pinguini: ne aveva creati una serie di ceramica. L’Italia l’aveva adottato, era Cavaliere della Repubblica, e lui ricambiava, anche se guardando la tv un po’ si arrabbiava. ”Ormai si vede gente che si muove, non so. Bisognerebbe decidere se uno vuole vedere tette e culi, o gente che balla”. Autoironico, ricordava la volta che Baudo lo presentò: ”Un bell´applauso a Don Lurio, che ha 82 anni!”, e il giorno dopo, all’aeroporto, volevano ritirargli il passaporto, pensando fosse falso. ”’Qui c’è scritto 60 anni’ insistevano ”e alla tv hanno detto 82”. Grazie Pippo”» (Silvia Fumarola, ”la Repubblica” 27/1/2003). «Il signor Dadaumpa, il piccolo grande uomo che, negli anni ’60, ha rivoluzionato il balletto della prima tv, arrampicandosi in bianco e nero sulle gambe altrui con i suoi occhietti vivaci, il suo italiano che sembrava il tip tap di un ubriaco. [...] Fu la prima persona che Pippo Baudo conobbe a Roma: ”Ha inventato il balletto in chiave comica, con l’idea del piccolo ballerino che si arrampicava sulle gambe delle meravigliose Kessler”. [...] Totò gli disse: ”Se ci fossimo incontrati prima saresti diventato un altro Macario”. [...] Da piccolo voleva diventare pittore, fu risucchiato dalla danza. L’ha scoperta a 17 anni. Entrò nella compagnia di Roland Pétit, divenne una vedette in Francia» (Valerio Cappelli, ”Corriere della Sera” 27/1/2003).