Varie, 29 gennaio 2003
CACCIA
CACCIA DOMINIONI Luigi Milano 7 dicembre 1913. Architetto • «Uno dei più importanti protagonisti della cultura architettonica degli ultimi cinquant’anni. Il suo nome non compare neanche sull’enciclopedia Garzanti e su quella di Pevsner è citato all’interno della voce ”Industrial Design”, campo di lavoro in cui egli è stato rilevante, ma non come in quello dell’architettura. Il suo pensiero attraversa diagonalmente il moderno, interpretando il classicismo della tradizione lombarda con la naturalezza e l’eleganza, ma anche il distacco di un architetto moderno: da quei materiali, sembra dire, un milanese non può prescindere pur restando pienamente moderno. E’ questo che lo distingue dal neoclassicismo dei novecentisti, e che fa di lui un anticipatore dell’interesse di un’intera generazione per la specificità delle tradizioni. Si tratta di un interesse che muove anche verso il tema della rappresentazione. Caccia sostiene infatti che le sue opere, e specialmente i suoi interni, sono ritratti dei clienti, di cui proprio le piante degli edifici sono descrizione privilegiata. Le leggende metropolitane che si raccontano su di lui sono moltissime: riuscì a far spostare di pochi centimetri tutte le finestre di una facciata già eseguite da un imprenditore noto per essere parsimonioso; eseguiva in cantiere, direttamente disegnando sui muri, i dettagli delle sue architetture; una volta segò personalmente una serie di cassetti di una scrivania perché mal eseguiti. Veri o meno, questi racconti descrivono con leggerezza il rigore ferreo di una pratica artistica che non viene ad alcun compromesso con i principi, che non vede distacco tra progettazione ed esecuzione. Le sue architetture hanno una naturale riconoscibilità, un autentico stile [...] Ha quasi sempre lavorato in un’area geografica limitata, quasi volesse assicurarsi sempre con la conoscenza della solidità e della natura del terreno su cui costruiva. Questo atteggiamento lo accosta ad alcuni architetti del Nord Europa come Kay Eischer o Lewerentz la cui firma internazionale ha faticato a emergere, ma quando è avvenuto si sono costituiti come solidi punti di riferimento» (Vittorio Gregotti, ”la Repubblica” 28/1/2003).