Varie, 24 gennaio 2003
BONI
BONI Alessio Sarnico (Bergamo) 14 luglio 1966. Attore • «Il ”bello” di Incantesimo. A dargli la popolarità è stata proprio la fiction, ammette, ma il personaggio del dottor Marco Oberon che l’ha reso famoso è solo uno – e neppure il più amato – dei tanti ruoli di una carriera incominciata all’Accademia di arte drammatica di Roma. Teatro soprattutto. Con Strehler, Ronconi e Stein […] ”C’è differenza tra una fiction e il cinema o il teatro. Come tra fare una cosa in un mese e una in un anno. Il guaio della tv sono i tempi. Si arrivano a girare anche 12 scene in un giorno, laddove al cinema al massimo, se sono piccole, ne giri tre, e a teatro provi per mesi […] Quando mi hanno offerto Incantesimo ci ho messo tre mesi per dire di sì. Perché aveva un buon soggetto, di Maria Venturi, buoni registi, Sherman e Cane, e un buonissimo cast: Orso Maria Guerrini, Pambieri, Pitagora e anche nei ruoli minori tutta gente di un certo livello. Insomma, non c’è il modello messo lì per la sua bella faccia […] Non mi sono mai messo un filo di trucco, appena potevo il mio Oberon lo facevo uscire dalla sala operatoria stravolto, con le occhiaie e i capelli in disordine. Io ho la mia faccia, mamma mi ha fatto così, ma non ci punto, non mi pavoneggio, non mi metto in posa. banale dirlo, ma mi ha anche creato problemi. Non ha idea dei ruoli cretini che ho rifiutato, di ragazzino deficiente. un cliché tutto italiano; all’estero a Jeremy Irons, che è il gentiluomo per eccellenza, fanno fare anche il barbone o a Dépardieu, che è un contadino, personaggi da nobile […] Da noi sei la faccia che hai. Ma non si può andare lì con una faccia e non avere niente sotto […] Facevo ragioneria serale e aiutavo mio padre nel lavoro. A 18 anni mi sono arruolato in polizia per vedere il mondo. Volevo fare l’ispettore. Poi però ci ho ripensato e con quel che avevo guadagnato sono stato 6 mesi in America a imparare l’inglese. Per un anno ho fatto l’animatore turistico e di lì sono venuti i primi spettacolini. Mi sono trasferito a Roma e sono stato preso all’Accademia. Facevo il cameriere fino all’una, le due, poi studiavo fino alle tre, poi alle sette andavo a scuola. stato pesante, ma sono bei ricordi”» (Cristina Caccia, ”La Stampa” 24/2/2001). «Biondo, occhi azzurri, una bellezza delicata perfetta per i ruoli romantici. Alessio Boni, Matteo nella Meglio gioventù, ha spiazzato tutti con un personaggio intenso, complesso, chiuso nel suo disagio esistenziale. Un giovane uomo inquieto, con pensieri, sentimenti, domande che non trovano risposta, se non in un gesto estremo. [...] Lanciato da Incantesimo che lo ha consegnato a nugoli di ragazze adoranti, oggi si confronta anche con chi ha riconosciuto nel dolore di Matteo il proprio sconforto, il malessere profondo di un amico o di un fratello. L’incontro con Marco Tullio Giordana ha dato una svolta alla sua carriera. [...] ”Direi di sì. Un personaggio che capita una volta nella vita, un vero eroe romantico. [...] Ho frequentato l’Accademia d’arte drammatica con un grande maestro, Orazio Costa Giovangigli. Nella mia classe c’erano Gigi Lo Cascio e Fabrizio Gifuni, che sarebbero diventati i miei amici più cari. A teatro ho avuto la fortuna di lavorare con Ronconi, Peter Stein, Micha Van Hoecke, ho fatto L’avaro di Moliere con Strehler. [...] Carlo Lizzani mi scelse per La donna del treno accanto ad Antonella Fattori. Ma devo molto al personaggio di Marco Oberon in Incantesimo su RaiUno. [...] Mi ha dato la popolarità, è stato importante, ho imparato un metodo di lavoro. Dieci ore sul set, una catena di montaggio. Ma non volevo rimanere incollato a un ruolo. [...] Com’è stato l’incontro con Giordana? Grazie a Lo Cascio. Gira I cento passi e vince il David di Donatello: andiamo io, Fabrizio Gifuni e un altro amico, a festeggiarlo. Tutti a brindare, su quel barcone sul Tevere, una serata bellissima, eravamo più felici di lui. Giordana vede questa felicità, l’affiatamento. Si avvicina: "Si vede che siete amici veri". Tre mesi dopo arriva la sceneggiatura della Meglio gioventù. [...] Abbiamo trasferito nel film la nostra amicizia fatta di prestiti di soldi, case, macchine. Una fratellanza risultata vincente sullo schermo. ovvio che io e Lo Cascio non sembriamo fratelli. Prima di iniziare vedevo la differenza, non ci somigliamo. Ma alla fine del film nessuno pensa che non siamo fratelli. Un’alchimia. [...] Gian Maria Volonté, il più grande. [...] La bellezza non è l’unica risorsa nella vita, ma non voglio neanche dire che non serva. Ci vogliono anni di lavoro per scrollarti di dosso le soap, l’idea del belloccio stupido. Devi escludere tutto, esattamente come succede alle attrici, se vuoi far capire chi sei. Perché ho girato Incantesimo ma ho anche lavorato con Strehler. La gente non lo sa. E dopo Incantesimo ho detto tanti no, sono stato fermo per mesi. [...] ”Sappi che un personaggio come Matteo, se hai fortuna, ti capiterà altre due volte nella vita’, mi diceva Lino Capolicchio. Ha ragione, devo imparare a dire no, anche a costo di fare qualche sacrificio. Ma non ho paura. Vengo da Sarnico, un paese in provincia di Bergamo, famiglia di piastrellisti. E so dai miei quanto contassero anche le centomila lire. Sono venuti al festival di Cannes: le foto che la nonna fa vedere a Maya Sansa è della mia famiglia. Non l’avevo detto. Mio padre è uno stoico, vederlo con le lacrime agli occhi, che piangeva di felicità, è un’emozione che non scorderò finché campo”» (Silvia Fumarola, ”la Repubblica” 14/9/2003).