Varie, 23 gennaio 2003
TAKANOHANA
TAKANOHANA Koji (Koji Hanada) Suginami (Giappone) 12 agosto 1972. Ex campione di Sumo (ritiro ad inizio 2003) • «Il lottatore bello, quello che pesa 150 chili, i capelli neri raccolti dietro la testa e il viso gentile, il simbolo del sumo giapponese, ”nobile fiore” […] Simbolo di un Giappone profondamente legato alla storia di questo sport, dalle origini antichissime: le cronache parlano del trono conquistato dall’imperatore Seiwa nell’858 dopo Cristo grazie a un incontro di sumo, senza contare che nel sedicesimo secolo la corte imperiale sponsorizzava queste sfide convinta di potersi così assicurare un buon raccolto. […] Figlio di un ex ”ozeki” campione di sumo, 22 tornei vinti, aveva trasformato un’arte antica in un’attività da gossip e copertine piccanti. Le tradizioni con lui erano state sorpassate dalle avventure galanti, dai flash dei fotografi sempre più attratti da un ragazzo tanto forte nell’area del ”dogyo”, dove si svolgono i combattimenti, quanto popolare per la vita privata. Si era prima fidanzato con la popolarissima attrice Rie Miyazawa, una storia da teleromanzo naufragata per l’opposizione irriducibile delle due suocere. Aveva alla fine desistito, per poi sposarsi con la presentatrice televisiva Keiko Kono. E questa volta le due madri avevano detto sì, facendo felice la stella del sumo che ad appena 22 anni aveva conquistato il grado di ”yokozuna”, grande campione. Il massimo livello. La sua acclamazione, nel 1994, fece scalpore: per la prima volta erano due gli yokozuna e tante furono le illazioni. La nomina era stata vista come una scelta per contrastare Chad Rowan ”Akebono”, un bestione da 211 chili hawaiano, che macchiava con le sue origini le rigide tradizioni giapponesi. Una decisione che agli esperti di marketing apparve come il miglior modo per pubblicizzare la successiva sfida tra i due yokozuna. E così fu: vinse Takanohana e i premi furono due tonnellate di riso, una tonnellata di castagne, uva, pere, quattro tonnellate di cipolle, una scorta di sakè per un anno e un videoregistratore. Immancabile per una competizione giapponese» (Gianluca Moresco, ”la Repubblica” 22/1/2003).