Cesare Martinetti ìLa Stampaî, 1/7/1998, 1 luglio 1998
Figli. L’Italia con 1,19 figli per donna ha la più bassa natalità del mondo (insieme alla Spagna e al Giappone)
Figli. L’Italia con 1,19 figli per donna ha la più bassa natalità del mondo (insieme alla Spagna e al Giappone). Principali motivi: la mancanza di politiche sociali per la famiglia ed il fatto che ai giovani vengono offerti solo contratti di formazione (non esiste un altro paese dove si possono fare fino a 34 anni), lavori precari e a tempo determinato. Oggi l’Italia conta 2,8 milioni di bambini sotto i cinque anni e 1,9 milioni di anziani sopra gli ottanta; fra cinquant’anni ci saranno 1,5 milioni di bambini e 4,3 milioni di anziani. Per Chiara Saraceno, sociologa e studiosa della famiglia, fare figli in Italia è una prova di coraggio poiché si è di fronte ad una "doppia assenza": lo Stato non aiuta a far fronte alle spese per i figli ed i genitori (soprattutto le mamme) hanno difficoltà nel produrre reddito. Nel resto d’Europa, dove i figli vengono considerati ricchezza sociale, sono diffusi aiuti economici di base. In Italia il declino del matrimonio e l’aumento delle famiglie di fatto (in genere giovani coppie istruite che vivono in una grande città del Nord con un doppio reddito) contribusicono a ridurre le nascite. Tra le ragioni del proliferare delle coppie di fatto il sociologo Marzio Barbagli individua: impossibilità dei divorziati di risposarsi, rifiuto ideologico del matrimonio, scelta di donne con posizioni professionali alte che non vogliono un legame troppo impegnativo, prove di convivenza, mancanza di un preciso progetto matrimoniale. Cresce anche la percentuale di famiglie con un solo genitore, nubile o celibe, separato e divorziato. Sempre più numerose (il 5,5 per cento del totale nelle grandi aree metropolitane) le ”famiglie allargate”, composte da due persone che provengono da un precedente matrimonio e nelle quali vivono figli della prima e della seconda unione. "In questo proliferare di nuovi rapporti affermare che la famiglia ha un unico modello (quello tradizionale) va a svantaggio dei membri più deboli e non riconosce un valore come l’assunzione di responsabilità" (Chiara Saraceno).