Lina Palmerini, ìMondo Economicoî n.29, 1 gennaio 1997
Germania. All’Ance, associazione nazionale costruttori edili, si sta realizzando un dossier circa i problemi avuti dai costruttori italiani in Germania
Germania. All’Ance, associazione nazionale costruttori edili, si sta realizzando un dossier circa i problemi avuti dai costruttori italiani in Germania. La crisi del settore e la svalutazione della lira le ha spinte verso quello che sembrava essere un mercato molto appetibile. Altra attrattiva, la proverbiale correttezza teutonica. Gran parte delle aziende che impegnate nella ricostruzione dei länder dell’Est sono incorse in contestazioni poco chiare. Risultato: contratti risolti, garanzie annullate, lavori ordinari e supplementari non pagati. Si sospetta il dolo. Tutto ciò è risultato fatale per le aziende più piccole. Gran parte di quelle italiane impegnate in Germania. Quasi tutti i contratti prevedono due garanzie a favore della committenza tedesca: una sul tempo di chiusura dei lavori, l’altra sulla qualità degli stessi. Entrambe sono state usate strumentalmente. La garanzia sulla qualità anche nelle primissime fasi dei cantieri. Due leggi in particolare usate contro le imprese italiane: la Vob, disciplina i contratti, e la Din, le regole tecniche. In alcuni casi i tribunali tedeschi hanno riconosciuto che l’unico scopo delle contestazioni era l’esclusione della ditta italiana in favore di una concorrente locale. In particolare dal pagamento dei lavori e delle penali. Più spesso le procure tedesche hanno archiviato con eccessiva facilità. L’Ance accusa il sistema bancario italiano di aver pagato le garanzie con eccesiva facilità, senza resistere e senza ascoltare le imprese loro clienti. Le imprese inglesi, fuggite dal mercato molto prima delle italiane, hanno potuto contare su banche più determinate delle italiane. Secondo il Ministero degli Esteri questo è l’unico contenzioso bilatelare di rilievo che l’Italia ha con la Germania.