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 1997  luglio 13 Domenica calendario

Germania. Fino agli anni ottanta la Germania poteva ridistribuire la ricchezza al suo interno con alti salari e posti di lavoro

Germania. Fino agli anni ottanta la Germania poteva ridistribuire la ricchezza al suo interno con alti salari e posti di lavoro. Ora questo flusso di ricchezza va all’estero. In Germania non rimangono che disoccupazione e deboli consumi. Il paese sconta la globalizzazione dell’economia e la caduta dei confini delle democrazie nazionali chiuse. Negli ultimi sei anni gli investimenti delle imprese tedesche all’estero sono dieci volte maggiori degli investimenti stranieri in Germania. In Gran Bretagna sono di sette volte superiori, nonostante il mercato interno sia poco più della metà di quello tedesco. Le imprese tedesche hanno spostato olterconfine anche la produzione. Di conseguenza pagano le tasse all’estero. La Bmw paga in Germania solo il 20% delle proprie tasse. La Daimler-Benz si è ripromessa di non pagare un centesimo allo stato fino al 2000. Gli investimenti dei privati si sono spostati all’estero, in particolare in Lussemburgo. L’evasione è cresciuta a livelli prima sconosciuti. Economia ed occupazione sommerse proliferano. Il problema più che il deficit al 3% è la capacità di risposta dei governi al dinamismo economico richiesto dalla competizione globale. Prima della crisi dei conti pubblici del 97, l’Euro era il mezzo per legittimare le riforme strutturali. Ora sono l’alibi per rinviare le riforme ad anni meno severi. La Germania potrebbe non prendere atto della propria mutata situazione economica. Ciò in relazione alla competizione globale, della quale molto si avvantaggiano le sue imprese. In tal caso la tentazione di rinviare l’Euro, per ”mancate riforme”, riaffiorerà. Viceversa, se le nazioni europee prendono atto dei mutati rapporti di forza, l’Euro potrebbe essere collante e ragione di crescita comune. Una crescita sostenibile. (ampio riassunto da: Carlo Bastasin