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 2003  gennaio 21 Martedì calendario

Rono Henry

• Kiptaragon (Kenya) 12 febbraio 1952. Ex campione del mezzofondo. Figlio di contadini, nel ’71 si diploma alla Kibirirsang School e due anni dopo si arruola nell’Esercito, come atleta. La passione per la corsa gli deriva da un incontro con Kipchoge Keino, nato in un villaggio vicino al suo. Nel ’76 fa parte della squadra olimpica, ma i Paesi africani boicottano i Giochi di Montreal. Nel ’77 ha una borsa di studio da Washington State e nel ’78 esplode. In 81 giorni (8 aprile-27 giugno) ritocca 4 record del mezzofondo: 8/ 4 (Berkeley), 5000 metri 13’08’’4; 13/ 5 (Seattle) 3000 siepi, 8’05’’4; 11/ 6 (Vienna) 10.000 metri, 27’22’’5; 27/ 6 (Oslo) 3000 metri 7’32’’1. In quello straordinario 1978, fra il 21 gennaio e il 20 novembre, partecipò a 52 gare e ne vinse 37. Un giornalista tedesco lo seguì per qualche giorno e raccontò stupito: «Il 21 giugno, Rono parte alle 10 in auto, da Kipsabet a Nairobi in 8 ore. Attesa di 5 ore in aeroporto, poi volo di 9 ore per Londra. Altra sosta di 2 ore e mezza, nuovo volo per Colonia dove arriva alle 12 del 22. Nel pomeriggio vince i 3000 in 7’41’’5. Cinque giorni dopo fa il Mondiale a Oslo, dopo aver corso il 24 a Londra i 5000 in 13’20’’81». Si ripete nell’81, a Knarvik, in Norvegia. Il 13’06’’20 nei 5000 precede una lunga e penosa fine di carriera, fra maratone e gare secondarie di cross. «Ha consumato la sua vita alla stessa velocità con la quale, tra il ’78 e l’81, ha battuto cinque record mondiali, riscrivendo la storia del mezzofondo. Ha bruciato opportunità, fama e denaro con lo stesso ritmo con cui stroncava gli avversari, giro dopo giro. Alcol, donne, malattie, affari sbagliati e anche il carcere, dal quale fu tirato fuori grazie all’aiuto di Primo Nebiolo, il padre dell’atletica mondiale che non dimenticava i figli più difficili. [...] Viaggiava da un meeting all’altro con una valigetta piena di migliaia di dollari, per pagar da bere a una corte di amici, compagni di gara come Kimobwa, Lemashoh e Kimeto, ma anche lenoni esigenti che portavano alle stelle il prezzo dei suoi ingaggi. Per un uomo venuto dalla povertà degli altipiani keniani, i soldi non avevano valore. Sandro Giovannelli, tra l’altro patron storico del meeting di Rieti, raccontò: ”Nel ’79, bevve quattro birre ventiquattr’ore prima della gara e poi disse che non voleva correre perché la birra gli si era trasmessa nelle braccia. Lo convinsi e corse un tempo vicino a 13’13’’, allora primato europeo di Puttemans”. Non c’è traccia nemmeno delle donnine che consumava come l’alcol, a fiumi, e lo costrinsero a fermarsi nelle fasi esplosive della carriera, tra il ’77 e l’80. A mezza voce gli fu attribuita una malattia venerea, lui ammise d’essere stato affetto da mononucleosi dopo un attacco di malaria. Tantomeno, nella sua agiografia [...] fa cenno alla truffa a una banca dell’Oregon, per la quale fu arrestato nell’ 86. Fu riconosciuto da un cassiere al quale aveva prima chiesto di cambiare 900 dollari in banconote da piccolo taglio, porgendone solo 600, e qualche istante dopo di aprire un conto corrente da 900 dollari, confondendolo al punto da farsi consegnare 300 dollari in più. La Federazione internazionale di atletica, lo fece difendere da un famoso legale di Manhattan il quale riuscì a provare che il responsabile era un omonimo finito chissà dove. Fu rilasciato, a condizione che si ricoverasse in un centro per alcolisti. A lui, del resto, l’atletica mondiale doveva molto. Era una delle stelle annunciate dei Giochi di Montreal ’76, ma il boicottaggio dei Paesi africani lo fermò. Nel ’77, la Washington University gli offrì una borsa di studio: Henry andò a studiare Psicologia e a farsi tiranneggiare da John Chaplin, che lo faceva allenare tre volte al giorno e lo spremette fino al midollo, mandandolo a correre dovunque. Nel ’78, partecipò a 52 gare, era un atleta a tassametro, a cui i soldi servivano anche per condurre la piantagione di tè della famiglia e un allevamento di bestiame di razza: perse entrambi negli scontri intestini al Kenya del ’97. M a quell’anno fu formidabile. [...] Un fenomeno, un diamante grezzo, disse Chaplin, un dono misterioso della natura, un corridore di formidabile istinto, senza un gran finale ma con una capacità unica di imprimere accelerazioni violente a ogni giro. Che però via via si rovinò, scivolando nel fango di un cross minore del Wisconsin e finendo 237? su 241 con i piedi congelati. Nell’81 lanciò l’ultimo acuto[...] poi si perse definitivamente, correndo qualche maratona panciuto e senza fiato.[...] Nel ’ 96 si è spostato ad Albuquerque, dove ha trovato lavoro nelle scuole pubbliche degli indiani. Prima come supplente, poi dal 2000 a tempo pieno alla Jemez Valley High School, come insegnante di sostegno. [...] ”Quando ero bambino, vivevo a 5 chilometri dalla scuola elementare di Kibirirsang. Mia madre mi ha sempre incoraggiato: ’Alzati’, mi diceva, ’lavati e corri a scuola’. E io ero sempre lì prima che la campanella suonasse. ’Un giorno farai l’insegnante e ti accorgerai di quanto sia important’’, mi ripeteva. Grazie a mia madre, mi sono reso conto che leggere e scrivere emanano una luce nella mente degli uomini”» (’La Gazzetta dello Sport” 18/1/2003).