Andrs Oppenheimer, ìThe Miami Herald/Internazionaleî 10/1/2003, 10 gennaio 2003
Stereotipi. Ana Julia Jatar, professoressa venezuelana del Centro Rockfeller per gli studi latinoamericani dell’università di Harvard, avverte: non è vero che la crisi del Venezuela è uno scontro tra l’élite tradizionale, guidata dall’associazione degli industriali, e i poveri, guidati da Chavez
Stereotipi. Ana Julia Jatar, professoressa venezuelana del Centro Rockfeller per gli studi latinoamericani dell’università di Harvard, avverte: non è vero che la crisi del Venezuela è uno scontro tra l’élite tradizionale, guidata dall’associazione degli industriali, e i poveri, guidati da Chavez. Il Venezuela, scrive, è uno dei paesi latinoamericani con la più alta mobilità sociale. I cambiamenti dei prezzi del petrolio hanno creato e distrutto ricchezze da un giorno all’altro. Gli immigrati hanno fatto fortuna in tempi record. Lo sciopero contro Chavez, inoltre, è guidato dal più grande sindacato del Paese e gli ultimi sondaggi indicano che il presidente ha contro di sé il 70 per cento della popolazione: considerando che il 70 per cento della popolazione è povero, ne consegue che la maggioranza di poveri è contro il presidente. Ancora: non è vero che è in atto uno scontro etnico tra bianchi e neri, con questi ultimi guidati da Chavez: i leader dell’opposizione, Manuel Cova, Enrique Medina Gomez e Claudio Fermin sono di pelle scura, mentre i due principali assistenti di Chavez, il vicepresidente Diosdado Cabello e il ministro della Difesa José Vicente Rangel sono bianchi. Non è vero, infine, che l’esercito fa parte dell’élite conservatrice: le forze armate, così come la Pdvsa, sono importanti meccanismi di mobilità sociale (lo stesso Chavez è figlio d’operai).